Conosciamo l’autore del libro “Giudizio Universale”

L’autore, Giovanni Carullo, parla del suo libro, “Giudizio Universale”:

“La vita mi ha riservato molteplici colpi di scena in questi primi anni della mia vita, con risonanze sempre diverse e dal risultato incostante. Ho visto persone spezzarsi per molto meno di nulla rispetto ai miei trascorsi e sapere di essere stato capace di superarli è tanto piacevole quanto spronante. Amo scrivere dalla tenera età e spesso mi accorgo di come, nonostante il mio registro linguistico si sia profondamente evoluto, molti aspetti del mio pensiero siano molto più simili a quelli di un ingenuo e disinibito bambino piuttosto che a quelli di un ragazzo. L’umanità ha, da sempre, preso spunto da ciò che lo circonda per rendere ciò che lo circonda qualcosa da qui prendere spunto; atti, gesti, parole e sensazioni, anche di quella che può sembrare la natura più effimera, spesso sono determinanti per cambiare la storia e la vita delle persone e questo libro non è altro che questo, ovvero un insieme di momenti sottili e casuali che hanno reso il mio pensiero, e le persone che lo influenzavano, qualcosa di più grande. L’ordine e il caos sono le componenti più antiche e profonde degli strati del creato e, come tali, regolano indissolubilmente i meccanismi della natura e le sue manifestazioni, tuttavia nonostante questo equilibrio ci mostri la realtà delle cose come uno specchio sulla verità, incontestabile e chiara, l’uomo dal basso della sua esistenza ha creato dei fittizi alter ego chiamati bene e male, giusto e sbagliato, cercando di sintetizzare ed adattare alle necessità umane due cose tanto distanti quanto complementari per renderle alla sua portata. L’uomo ha esaltato l’ordine con le leggi e il caos con le pene, come se l’uno potesse prevalere sull’altro in ordine di giustizia, creando così delle zattere chiamate politica e religione  che gli permettessero di non annegare nel burrascoso e torbido mare della realtà. La guerra, la follia, le regole e i costrutti sono finalizzati al raggiungimento di una pace stabile se non addirittura eterna, mera illusione di un essere che tenta di dare degli argini alle indomabili e incomprensibili acque del cosmo.  Alcuni movimenti credono di poter risvegliare antiche forze, semplicemente ribaltando quelle attuali, convinti di poter purificare il mondo con qualcosa di sozzo come la guerra e di poter equilibrare l’inequilibrabile. Questi confidavano fermamente nel potere del progresso e nelle forze motrici della guerra. Con tutte le nostre forze abbiamo provato a dare un ordine alla vita tramite le leggi ma nulla ci ha portati davvero alla pace, ci sono stati molti regimi e molti sistemi politici, ma essendo essi comunque governati dall’uomo, è sciocco credere che dopo migliaia di anni di fallimentari tentativi si possa arrivare realmente ad un processo etico definitivo. Ebbene cosa siamo noi se non una macchia sul nostro pianeta come quella di sugo su una camicia, insistente e resistente finché il mondo non trova il modo di farci sparire. Come rendere dunque questa macchia incancellabile e soprattutto, avete mai visto voi una macchia che tenta di cancellarsi da sola? La risposta è la sfida, sfidare il mondo, sfidare lo spazio, sfidare il tempo e persino noi stessi perché l’equilibrio tra l’ordine e il caos è etereo, ma non eterno, e l’unico modo che ha il sole per sorgere è quello di sfidare il buio delle tenebre fin dove, e oltre, l’occhio riesce a cogliere la sua essenza, e così la notte fa altrettanto ancora, ancora e ancora. Solo dando a tutto un tempo riusciremo a capire il rapporto tra il momento e l’eternità. La Divina Commedia, e l’opera dantesca in generale, è sempre stata fonte d’ispirazione nonostante il mio fermo e radicato agnosticismo, infatti è proprio l’analisi di queste credenze ed ideologie, da esterno scettico e disinteressato, che mi ha permesso di creare e sintetizzare una linea di pensiero personale e sotto molti aspetti provocatoria. Bibbia, Corano, Torah e qualsiasi altro testo “sacro”, sono enunciazioni tramite le quali l’uomo ha incatenato se stesso a un muro d’ignoranza e restrizioni dal potere magnetico, saturi di una pericolosità colossale. Spero vivamente che nessuno sentasi offeso dalle parole che leggerà poiché il mio volere non è necessariamente quello di criticare Dio o qualsiasi altra entità in cui voi riversate le vostre paure e convinzioni, bensì vorrei spingere, chiunque lo legge, a riflettere maggiormente con la propria mente poiché è questa la vera forza che “in principio” creò l’uomo e la donna e, talvolta, tutte le altre sfumature. Pur se può rivelarsi insolito, rivolgo uno speciale ringraziamento alla vita, a ciò che ho visto e capito in questi brevi ed eterni diciannove anni, ringrazio tutte le persone che mi hanno fatto del male e tutti i momenti brutti che sono stato costretto a vivere perché se riesci a sopravvivere, quando ti forzano a tenere la testa sott’acqua tutto questo tempo, poi impari a non annegare, nonostante tutto. Ogni pagina del “Giudizio Universale” riassume qualche attimo della mia e di molte altre vite, le mie paure, le mie insicurezze, i miei tormenti, i miei ricordi, i miei rimpianti, le mie malinconie e soprattutto la gioia di aver vissuto tutto questo riuscendo ancora a sorridere guardando un bimbo che mette le dita del naso. Arrivate dunque voi alla vostra conclusione poiché io vi propongo, ma non impongo, le mie, anche perché per quanto mi riguarda, come affermava il filosofo tedesco Friedrich Wilhelm Nietzsche “Gott ist tot”, Dio è morto”.

Giudizio Universale copertina 1

Giovanni Carullo – Giudizio Universale

Biografia di Giovanni Carullo:

Giovanni Carullo nasce a Pozzuoli, in provincia di Napoli, il 3 maggio 1998, primogenito e unigenito di una modesta famiglia puteolana. Sin da piccolo dimostra vivo e sincero interesse per il mondo dell’arte e in particolare per il teatro e la letteratura. All’età di sei anni cominciò a frequentare la scuola Savino Vitagliano che cambiò però sede a causa del crollo improvviso del soffitto e le condizioni cedevoli dell’intera struttura, meno fortunata fu anche la seconda sede che aveva la fama di avere maestre violente e inadatte al loro compito. Conseguito, successivamente, il diploma delle scuole medie alla Giacinto Diano nella sezione E, (sezione musicale), cominciò il suo percorso verso la maturità presso quella che per lui sarà la più importante e determinante delle tre strutture statali preposte alla formazione culturale e sociale degli studenti, ovvero l’Istituto Magistrale Statale Virgilio di Pozzuoli, indirizzo economico-sociale, che ha reso pratiche le sue capacità letterali, teatrali e umanistiche fino al superamento dell’esame di stato e quindi alla maturità. “Giudizio Universale” è il suo esordio letterario.

“Giudizio Universale” di Giovanni Carullo

Prossimamente, novità molto interessante di questo mese, pubblicheremo il libro di Giovanni Carullo, “Giudizio Universale“, e vi facciamo leggere una parte della prefazione, scritta da Rita Gemma Petrarca, per introdurvi al tema:

La creazione, minuziosamente narrata dall’autore, parte dalla discesa agli inferi dellInferno dantesco, per incontrare la debolezza di Dante, in un incipit particolarmente infuocato. Tutto comincia da qui, vestendo i panni dell’Occhio Universale Virgiliano. È qui che ha inizio il difficile viaggio introspettivo dell’autore, partire dalla debolezza del peccato, dalla vanità di Lucifero, e cercare a tutti i costi di non essere subordinato; cercare quella perfezione che solo Dio può avere e che l’uomo cerca di rincorrere, con tutti i suoi mezzi. Viaggio che, al giovane autore e poeta, attraverso stadi di elevazione lo porta a superare le difficoltà e la sofferenza, verso la crescita personale, libera da condizionamenti e convenzioni, per riuscire a stare bene con se stesso e proiettarsi attraverso la ricerca dell’Armonia, con la consapevolezza di operare il cambiamento e il ribaltamento degli stati tossici e delle contaminazioni ambientali. Un viaggio, per assurgere al riscatto della propria identità personale.

“Là, dove le stelle smettono di esistere, c’è chi è più grande anche di Dio…”

Recitano i versi dell’autore, è lì che s’incontrano il Tempo e lo Spazio e dove si prefigura la terza dimensione: quella Umana. È qui, la profondità della sua incessante ricerca verso la Genesi del Creato. La forza energica dell’Io, spiega come Dio fosse preoccupato e molto addolorato che i suoi stessi figli fossero destinati a tali cipigli.

Stei per chiedere al maestro con timore

cosa le fosse stato quel tremore…

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La lugubre figura di Acerbugna

e il potere e li sostegni mi fu tardo…

La forza di Dio, con la sua sapienza, con l’amore, di cui empio è il suo cuore, porta alla salvezza del Creato e delle creature degne. L’ode a Dio, che l’autore aspetta di incontrare e che incontra alla fine del suo viaggio in un abbraccio paterno, dove l’angelo ribelle è finalmente stretto nelle gabbiachele e l’angelo donna, Acerbugna, finalmente viene a se riportato, lo induce a fare la sua acuta riflessione:

“Meglio sentirsi soli davvero, che soli in compagnia…”

Volare con l’intelletto è la massima aspirazione della libertà umana.

Intanto la storia ripete il suo canto,

l’ego rimane, cambia solo il manto.

Il sogno dell’infanzia è caduto,

il cuore degli uomini è diventato muto.

Rita Gemma Petrarca

Giudizio Universale copertina 1