13 libri da leggere sotto l’ombrellone

Tra un cocktail al tramonto, una playlist musicale e un tuffo al mare, trova anche il tempo per leggere…

Le Parche Edizioni

Libri sotto l'ombrellone

Intervista a Dora Buonfino

Intervista

“Infinità – Miriade di te e di me” Raccolta poetica di Marina Morelli

C’era una volta, che tempo non è, Insieme.

Insieme era anche lo spazio, che spazio non è, visto che nulla vi si muoveva essendo Insieme quel che si può definire ciò in cui ogni cosa è al proprio posto. Insieme era perfetto e completo, bastava a se stesso: Insieme era finito.

Chiuso come in un contenitore ermetico, pieno di sé, immobile, limitato dal suo stesso essere spazio, arrivò il momento, che tempo non è, in cui Insieme sentì il bisogno di manifestarsi all’esterno, ma, essendo spazio e tempo, doveva esplodere per creare il proprio esterno nel quale espandersi. In caso contrario, se fosse imploso, Insieme avrebbe annientato se stesso e perso ogni speranza di essere. L’esplosione fu fragorosa e scatenò una grande energia che frantumò Insieme in una infinità, e miriadi di particelle cominciarono a vagare in uno spazio caotico, come polvere invisibile. Tutto era diviso. Allora, Tutto cominciò a muoversi e per farlo vibrava. Tutto era energia e Tutto prendeva la propria direzione, come fosse attratto, ma anche spinto. Tutto, in un certo senso, si cercava. Il movimento prevedeva il tempo e lo spazio. E capitava ogni tanto che ciò che vibrava alla stessa intensità di movimento s’incontrasse, così ciò che era stato diviso ricostituiva una piccola unità. In questi rarissimi casi era possibile vedere un’attrazione completarsi in una perfetta unione.

Marina Morelli

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Infinità – Miriade di te e di me

“Le Parche Edizioni” shop

Anche noi, in questo piccolo spazio, stiamo seminando emozioni e lentamente ci accingiamo a raccogliere i frutti nel nostro giardino di libri. Le Parche Edizioni è nata per investire sul capitale creativo e culturale di nuovi autori, che attraverso il nostro contributo professionale, etico e imprenditoriale, auspicano di vedere realizzati i propri sogni. In un anno di attività il nostro percorso ha raggiunto moltissimi autori, ma abbiamo dovuto frazionare questo afflusso selezionando solo quelli più interessanti e in questo articolo vogliamo ripercorrerli tutti, invitandovi a seguirli sul nostro sito:

Le Parche Edizioni

Narrativa e Poesia

  • scrivo-per-te-dora-buonfino-finalenozione-damore-1nuovo-misso-10riflessi-di-noirime-inesplorate-7    arcane-melodie    evanescenze    definitivo fronte

Sul sito trovate anche libri classici e di varia

Tracce sulla sabbia…

“Ti affascinavano quelle impronte lasciate sul bagnasciuga, consumate pian piano dall’acqua che a ogni passaggio le tirava a sé con un affondo d’amore. Un donarsi che ti intrigava e che risvegliava la fantasia, stimolando i tuoi sensi…”

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La fame di amore è una compagna perfida, capace di spianare la strada verso mete sorprendenti che mai, a stomaco pieno, ci sogneremmo di prendere in considerazione. Eppure di solito sono percorsi utili, talvolta dolorosi, che ci aiutano a trovare una risposta, anche inconsapevole, utile a placare il bisogno di dare e ricevere amore. Uno dei percorsi più accattivanti che entra nell’immaginazione quando la solitudine ci spinge a creare mondi fantastici con il pennello del romanticismo (il mare, il bosco…) e a inventare o rivivere situazioni di abbandono, di adescamento, di tenerezza o di copulazioni selvagge, dove però, alla fine, la gioia arriva soprattutto per la gratitudine di aver condiviso con i nostri amori momenti in cui ci si è ascoltati e compresi. Il sogno o la memoria forniscono, già pronti e sfornati, ottimi complici per piangere o rallegrarci. E chissà che un giorno non ci si possa svegliare da quel torpore emozionale che fa tanto male (ma anche tanta compagnia) per scoprire che nel frattempo abbiamo lasciato andare i pesi superflui, persino l’amore come “bisogno”, senza il quale è più facile camminare verso la meta (la comprensione, l’ascolto) partendo da una prospettiva diversa.

Irene Cabiati

Misso: a Napoli baby boss manovrati dalle più potenti famiglie di camorra

L’ex padrino della Sanità oggi è un pentito: «Licciardi, Moccia, Contini e Mallardo sono
le cosche più influenti d’Italia». La situazione al rione Sanità? «Non è cambiato nulla»

di Fabio Postiglione

 NAPOLI _ «I boss non hanno onore, la camorra non ha valori. I ragazzi di oggi, quelli che ammazzano per tutta la città, che organizzano le stese sono manovrati dai clan che così fanno i loro affari più grandi in silenzio. A loro dico di affidarsi allo Stato: la carriera nella malavita porta alla galera o alla morte». La sua voce è profonda, accenna un sorriso sul volto quando parla ma è segnato dagli anni bui nei quali ha vissuto, gli piace sognare anche se vive di rimpianti. Legge di filosofia e adora le autobiografie.

«Se ripenso alla drammaticità della vita del dottor Semmelweis, il libro scritto da Céline, al suo gesto estremo al termine del romanzo, mi vengono i brividi. Credo sia come la mia vita». Parla di morte e di vita, di cultura e degrado. Dietro agli occhiali scuri ha occhi verdi e profondi. «Avrei voluto fare lo scrittore». A parlare è Giuseppe Misso detto ’o nasone” , per quattro decenni il capo incontrastato della camorra di Napoli. Uno dei boss più influenti d’Italia che preferisce essere appellato come fuorilegge e non come capoclan. Adesso è un collaboratore di giustizia e vive in una località protetta perché, se potessero, i boss lo ammazzerebbero subito. Ha ricostruito omicidi, ha fatto i nomi di migliaia di affiliati, svelato gli affari di uomini che hanno riciclato i soldi della camorra in ristoranti, aziende, ospedali, di politici e imprenditori corrotti, e di se stesso ha detto tutto ciò che poteva dire: «La verità assoluta».

Chi era Giuseppe Misso?
«Un prelevatore scambiato per boss. Io e i miei uomini facevamo dei “prelievi forzati” a banche e uffici postali: rapine e assalti a caveau. Ho iniziato con i furtarelli a 14 anni e negli anni Settanta ero diventato un nome a Napoli. Gli assalti della banda del buco erano diventati la mia specialità».

Chi è oggi Giuseppe Misso?
«Uno scrittore, forse. Una persona che vive nell’amarezza per il male che ha fatto a se stesso e a quelli che gli volevano bene e che spesso prova rimpianto per il tempo sprecato. In tutto sono stato 32 anni in carcere».

Cos’è la camorra?
«Non si può rispondere con una battuta a una domanda così importante e complessa. La camorra è un problema sociale è una questione mentale. Non si è camorristi solo quando si ammazza qualcuno, ma si è camorristi anche nella prepotenza di tutti i giorni, nell’arroganza, nella prevaricazione. Vai a prendere un caffè e non paghi? Sei un camorrista. A Napoli la camorra affonda le proprie radici in un contesto sociale degradato. A Milano sarebbe molto più difficile, per non dire impossibile, diventare un camorrista: non c’è il terreno fertile che si trova qui da noi».

Perché adesso comandano i ragazzini?
«Ma voi veramente credete che comandino i ragazzini a Napoli? Questa è l’opinione dominante solo perché questi ragazzi fanno molto rumore con i morti ammazzati, con le stese , ma la realtà è un’altra. La realtà è che questi ragazzi, sebbene inconsapevoli, vengono manovrati, gestiti dalla camorra che, spostando l’attenzione sui ragazzi, fa i propri affari in silenzio: e parliamo di traffici milionari di droga. È la camorra che ha creato questo fenomeno e ne ha approfittato. I Licciardi, i Moccia, i Contini, i Mallardo, solo per fare alcuni nomi: sono loro le cosche più influenti d’Italia. Hanno soldi che, se volessero, a questi ragazzini li farebbero sparire nell’acido in 24 ore e invece non lo fanno».

Al rione Sanità, il quartiere dove lei era il boss, ci sono sparatorie che terrorizzano i residenti. Un diciassettenne è stato ucciso per errore, un altro ha fatto la stessa fine a Forcella. Cos’è cambiato nella mentalità dei nuovi camorristi?
«Non è cambiato niente, la violenza è sempre la stessa, con alti e bassi, con qualche strisciata di droga in più o in meno. I boss non hanno onore e mai lo avranno. Così come la mafia. Chi uccide per soldi, per interessi, per droga non ha onore. Chi è un camorrista non ha onore. Non lo avevano prima e non lo hanno adesso. Quindi non è cambiato nulla».

Lei si sente in grado di lanciare un appello ai ragazzi che in questi giorni seminano il terrore a Napoli?
«Io dico a questi ragazzi di smettere di drogarsi e di non ammazzarsi in nome e per conto della droga. Consiglio loro di riprendere a sognare, di ritornare alla vita, di rivolgersi alle istituzioni, per essere aiutati con i fatti. Questa strada ha solo due punti di arrivo: la galera o la morte».

Li invita a deporre le armi o a pentirsi?
«Chi dovrebbe pentirsi per prima sono tutti quei politici corrotti che si sono mangiati la città, responsabili del degrado mentale e ambientale, della terra dei fuochi, del disagio sociale nel quale vivono interi rioni, della mancanza di scuole e di associazioni».

Lei aveva proibito nel suo quartiere l’uso di droga, perché?
«Negli anni Ottanta noi della banda Misso, eravamo dei prelevatori, dei commercianti prestati alla malavita, e imponemmo a noi stessi di proibire i traffici e la vendita di droga, ma allora lo potevamo fare perché guadagnavamo tanto con le rapine, con il lotto clandestino, con il contrabbando di sigarette e appunto con il commercio, anche di prodotti falsi. Quando sono uscito, dopo 14 anni di carcere, non c’erano più queste entrate e quindi dovetti adeguarmi al nuovo mercato e diedi l’assenso ai traffici e la vendita di solo marijuana e cocaina, ma io non ho mai voluto percepire un centesimo da queste entrate così come non ho mai tollerato che si facessero estorsioni ai bottegai, ai commercianti».

La camorra può essere sconfitta?
«Certamente che può essere sconfitta, ma non solo con la repressione. Innanzitutto con la cultura, che è la base fondamentale per la vita. Nelle carceri i detenuti dovrebbero studiare. La pena deve essere lo studio: storia, filosofia, arte, matematica. Bisogna rifondare i loro valori, provare a tendergli una mano e dare a tutti la possibilità di realizzare i propri sogni».

Perché ha deciso di pentirsi?
«Io non mi sono pentito affatto perché non ho niente di cui pentirmi. Era una guerra quella che combattevo, non la faceva di certo per conquistare una piazza di spaccio ma per qualcosa di diverso. Ed essendo stato in guerra ci sono stati morti da una parte e dall’altra. Diverso dal pentimento è il ravvedimento, ossia la critica dei propri valori e dei propri gesti, e questo appartiene alla sfera dell’intimo individuale, dove a nessuno è consentito di entrare».

Di quanti omicidi è responsabile?
«Tanti, tantissimi, ma non voglio quantificarli perché sarebbe un’offesa a chi non c’è più. I morti non sono numeri. Ho iniziato la mia guerra contro i Giuliano quando cominciarono a chiedere il pizzo nel mio quartiere. Ho ucciso tre persone perché volevano che io chiudessi la sede del Movimento sociale italiano. Poi ho continuato per vendetta. Hanno ucciso mia moglie e i miei compagni ed io mi sono vendicato».

Ha raccontato tutto ciò che sapeva?
«Che uomo sarei se avessi mentito? Io nella mia vita non l’ho mai fatto. Ho raccontato tutto con estrema serietà».

Ha scritto un libro nel 2003, i Leoni di Marmo, perché?
«Era la mia storia, per quel che può valere, è unica nel suo genere, e ho creduto mio dovere divulgarla. Ho scritto tutto, anche della strage del treno 904. Prima votavo Msi perché pensavo che potesse fare qualcosa per la mia città e il mio rione: adesso si vive in una desertificazione di sentimenti e passioni forti. Ma non mi sono fermato. Ne ho scritto un altro di libro: “Il Chiarificatore” (che uscirà ad ottobre, Le Parche edizioni). È la storia di quello che mi è accaduto in questi anni. Tutto ciò che occorre sapere di me e della mia storia. Tutto».

Se potesse riprendere in mano la sua vita e riportarla a quando aveva 14 anni cosa farebbe?
«Studierei. Volevo essere uno scrittore».

Il requisito primario per essere uno scrittore

Avete deciso di provare a scrivere e di diventare scrittori veri, quindi abbiate il coraggio di provarci e chiedervi se esistono dei requisiti per avviare questa attività unica e incredibile che porta guadagni, sconfitte ma anche tante soddisfazioni. Per prima cosa avete scelto di essere scrittori professionisti o scrittori per passione? Per quale motivo volete passare gran parte del vostro tempo su una tastiera? Che cosa vi porta a viaggiare con la mente? Dovete prendere spunto da questa affermazione per capire che cosa vi spinge veramente a raggiungere il mondo dell’editoria. Pensate che lo scrittore professionista sia la persona che si sveglia al mattino e dedichi tutta la sua giornata a scrivere? Di certo, uno scrittore di alto livello non s’improvvisa da un giorno all’altro, ma sicuramente ogni scrittore sceglie di fare questo lavoro per passione, per dedicare la maggior parte del suo tempo, ma soprattutto per realizzare opere in cui crede. Possiamo fare un esempio dei grandi romanzieri e dei saggisti, che si alzano dal letto anche nel cuore della notte per mettersi a scrivere. Il requisito primario è quello di avere la passione per la scrittura, poi che sia la possibilità di vivere con un cartaceo o che sia quello di un e-book, l’obiettivo deve essere quello di portare il pane sulla tavola, ma prima del guadagno bisogna pensare al desiderio di scrivere. Forse è per questo motivo che non vi sentite di essere degni di essere chiamati scrittori? Avete paura di non aver quel trascinamento o quelle idee che servono? Spesso, gli argomenti e i personaggi che animano un libro, hanno origine dalla vita che vivete tutti i giorni, quindi nessuno può vietarvi di scrivere un’opera autobiografica. La maggior parte degli scrittori emergenti, cerca di vivere questo modo di vita e vuole ottenere il massimo dalla passione. Dovete essere caratterizzati dal desiderio di farvi venire la voglia di rendere tutto perfetto, e soprattutto dovrete imparare a mettervi nei panni del lettore. Immaginate una vita diversa da quella che vivete ogni giorno? Abbiate il coraggio di verificare rapporti famigliari e di cambiare tutto nella vostra vita unica creata solo nel vostro libro, si tratta di un modo innovativo di sognare ma che vi aiuterà a vivere le situazioni nei migliori dei modi. Il vostro obiettivo principale è quello di riuscire a esprimere la veracità, quindi, imparate ad accendere la lampadina che fa parte di voi, osservate e ascoltate il mondo intorno a voi e potrete sfruttare diverse potenzialità per vivere nel mondo incredibile mai visto prima. Il romanzo potrò essere scritto anche con calma, abbiate il coraggio di valutare la scelta dell’ambientazione, dei movimenti e dei moti e poco alla volta la storia si creerà da sola e renderà tutto più semplice. Dovrete riuscire a captare delle sensazioni uniche e originarie, provate le emozioni in modo diverso e abbiate il coraggio di verificare il momento migliore sotto diversi punti di vista. Imparate a vivere con intensità il presente ascoltando ogni dettaglio che la vita vi offre e tutte queste informazioni vi aiuteranno a raccogliere la vita, utilizzando come e quando desiderate la soluzione migliore sotto diversi punti di vista. Gli scrittori veri non scrivono mai a comando e non timbrano il cartellino ma ovviamente nessuno vi aiuterà a valutare le vostre attenzioni, dovrete fare tutto da soli. Quindi preparatevi solo a vivere il lato migliore, abbiate il coraggio di vivere al meglio, e poco alla volta sarete in grado di valutare la scelta migliore, non dovrete far altro che provare, e trovare il modo per verificare l’andamento di un equilibrio unico e rappresentativo che non deluderà le aspettative del lettore.

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Come inventarsi un personaggio.

Per essere scrittori è fondamentale avere molta fantasia e soprattutto avere una mentalità molto aperta. Gli aspiranti scrittori in cerca di relazioni uniche con i loro lettori, desiderano ottenere il massimo sotto diversi punti di vista e per questo è fondamentale a creare un personaggio, definendo la scena iniziale. Considerate il fatto che il personaggio deve essere da qualche parte, quindi che sia una città europea, italiana o estera, la scena deve approfondire al meglio la storia del personaggio, altrimenti senza di essa non si farà nulla in alcun caso. Al secondo posto vi consigliamo per la creazione del personaggio, di basarvi su di una storia enorme e molto vasta, dove avrete bisogno di scegliere una vasta serie di personaggi, con caratteristiche diverse, oppure se optare per un racconto dove non è necessario avere più di un personaggio singolo.
Dopo aver fatto questa importante scelta, assicuratevi di pensare in maniera creativa, infatti, dalla prima cosa che viene in mente ovvero il personaggio, dovrete inventarvi qualcosa di unico e originale per attirare l’attenzione dei lettori. Non è nemmeno detto che un personaggio deve essere umano, pensate al libro di Hemingway: “Il vecchio e il mare”, uno dei protagonisti è un pesce spada e non una persona.
Per iniziare al meglio il vostro racconto, basatevi immediatamente su un archetipo, tutto quello di cui avete bisogno dipende direttamente dalla vostra storia. Quindi partendo da un concetto ampio, potrete prendere delle decisioni che cambieranno il mondo del vostro personaggio, fino a quando tutto il resto sarà superfluo e si dovrà viaggiare con la mente.
Oltre che scrittori, dovrete sentirvi come scultori che eliminano il marmo in eccesso, in questo modo potrete svelare a tutti i lettori quello che si nasconde dietro di voi. Che cosa desiderate veramente? Un protagonista che sia l’eroe della situazione o un cattivo di turno? La storia potrebbe essere resa ancora più interessante includendo tanti eroi, amici che tradiscono, femmine che fanno le false. Pensate ad ognuno di questi personaggi nella vostra storia, la fantasia ha creato degli archetipi e il loro carattere è stato formato in base allo sviluppo della storia. Come avviene in ogni racconto, non vi stancheremo mai di dirvi che è fondamentale aggiungere caratteristiche specifiche. Quindi tratti somatici, carattere, dimostrate che il vostro personaggio sia capace di mostrarsi come una scultura nascosta nel marmo, a questo punto pensate a cosa volete ottenere, e pubblicate quello che vi piacerebbe anche leggere.
Quali sentimenti dovranno trasparire? Amore, Pena? Repulsione o compassione? Iniziate da questo e potrete valutare se il vostro personaggio debba essere uomo o donna, questa scelta è molto importante perché tutto si baserà sul conflitto tra il personaggio e la storia. Se avete costruito un ragazzo arrogante, la donna dovrà avere un carattere completamente diverso.
Inoltre anche l’età è un punto molto importante, perché più vecchio sarà il personaggio e maggiori caratteristiche di fascino dovrà portare con se. Un giovane ladro non dovrà affascinare particolarmente il pubblico, ma il vecchio saggio, anche se malvagio, dovrà dimostrare una certa esperienza alle spalle.
Pensate anche alla possibilità di creare dei personaggi che possano essere contraddittori tra di loro, magari malati di bipolarismo e interessanti da conoscere proprio per questo motivo. Alla base delle avventure d’amore e di guerra o di altro tipo, scegliere il tipo di personaggio è molto importante, quindi prendetevi tutto il tempo che vi serve e scoprite il meglio della vostra fantasia.

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Nero su Bianco

La scrittura creativa è un’attività che coinvolge tutta la dinamica del pensiero, stimolando quella intuitiva e quella razionale della mente. Lo scrittore richiama alla mente immagini , pensieri, parole e poi le trascrive in un preciso linguaggio, il linguaggio attraverso cui si trasmettono le emozioni. Quindi per lo scrittore è necessario conoscere il linguaggio ed i meccanismi che lo animano anche se nessun linguaggio artistico è in grado di restituire nella sua interezza e complessità il sistema dei segni che forma l’immaginario umano. Quindi, è evidente che lo scrittore non scrive in uno stato di ipnosi guidato dall’ispirazione, ma dopo l’illuminazione iniziale e dopo avere trovato il filo rosso narrativo e stilistico il lavoro si fa sempre meno accidentale. La scrittura comincia a prendere il sopravvento sullo scrittore come se avesse vita a sé.

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Copertina Nero su Bianco

Prendere le distanze

Questo è un problema che si incontra nella narrativa autobiografica o in quella di natura fattuale. In altre parole, è importante prendere le distanze, nel senso che l’argomento non solo deve interessarci, ma deve farlo nella giusta misura, quindi è necessario sacrificare un certo evento, cambiare quel personaggio, modificare quella reazione, tenendo presente il risultato finale, senza preoccuparci troppo di quello che è realmente successo. In un certo senso, prima di cominciare a scrivere su un certo argomento, bisogna riuscire a scrollarselo di dosso,cioè guardarlo con gli occhi di un estraneo, ovvero quelli di un potenziale lettore. Non sottovalutiamo però la nostra esperienza come fonte di idee: piccole ma forti emozioni, come la sensazione di calzare un paio di scarpe scomode, alzarsi in piena notte nel buio più assoluto o camminare da soli lungo una strada deserta, sono state alla base di molto stupendi racconti di Ray Bradbury. Il desiderio di avere un bel cappotto nuovo è il nucleo dell’omonimo e famoso racconto di Nikolaj Gogol. Un semplice travestimento può diventare una corazza che salva la vita. Anche le piccole cose possono avere un grande impatto, se situate in un contesto adatto a esprimere tutta la loro importanza. La nostra esperienza è una miniera inesauribile di idee, a patto che riusciamo a farle sentire importanti anche per il lettore e vicine alla sua sensibilità. Il fatto è che non avremo mai questa certezza. Potremo solo riconoscere il problema e impegnarci al massimo per trovare un equilibrio tra il personale e l’universale, dopodiché ogni storia dovrà prendere la propria strada, come è giusto che sia. E non dimentichiamo mai di inserire in quello che stiamo scrivendo tutto ciò che abbiamo conosciuto, sentito, vissuto o immaginato. L’esperienza vissuta in prima persona è la fonte più preziosa da cui attingere dettagli vividi, personali e convincenti, gli stessi che fanno sembrare più reale al lettore qualsiasi trama.

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