Ricordiamo Matilde Serao

Matilde Serao nacque dal matrimonio tra Paolina Borely, nobile greca decaduta e l’avvocato napoletano Francesco Serao. Matilde trascorse l’adolescenza a Napoli, dove il padre cominciò a lavorare come giornalista a Il Pungolo. Visse così fin da piccola l’ambiente della redazione di un giornale. Nonostante questa influenza, e malgrado gli sforzi di sua madre, all’età di otto anni non aveva ancora imparato né a leggere né a scrivere. Imparò più tardi, in seguito alle vicissitudini economiche e alla grave malattia della donna. Riuscì a ottenere il diploma di maestra e lavorò per i telegrafi dello Stato. Ma la vocazione letteraria non tardò ad arrivare. Cominciò dapprima con brevi articoli nelle appendici del Giornale di Napoli, poi passò ai bozzetti e a 22 anni completò la sua prima novella, Opale che inviò al Corriere del Mattino.

A 26 anni lasciò Napoli per andare alla “conquista di Roma”. Nella capitale collaborò per cinque anni con il Capitan Fracassa. Nel 1883 ricevette la sua prima critica negativa da quello che sarebbe diventato suo marito, Edoardo Scarfoglio. Matilde Serao rimase affascinata da quel giovane intelligente e vivace. Nacque una relazione che suscitò il pettegolezzo della Roma-bene. Il 28 febbraio 1885 Matilde ed Edoardo si sposarono. Ebbero quattro figli: Antonio, Carlo e Paolo (gemelli) e Michele. Nonostante le gravidanze, il lavoro di Serao non si interruppe. Nei suoi anni romani pubblicò diversi romanzi.

Come dice Lidia Luberto – giornalista e fondatrice del Premio Matilde Serao – questa donna “è riuscita a conciliare perfettamente la sua vita professionale con quella privata”. Infatti, tra Matilde ed Edoardo non nacque solo un’unione sentimentale, ma anche un sodalizio professionale: insieme nel 1885 fondarono il Corriere di Roma dove Matilde invitò a collaborare le migliori firme del momento, ma che non decollò mai davvero. La coppia decise di trasferirsi a Napoli, per collaborare al Corriere del Mattino. Nel 1891 Scarfoglio e la moglie lasciarono il Corriere di Napoli e la coppia decise la fondazione di un nuovo giornale, che venne chiamato Il Mattino.

Fu una donna a tutto tondo, capace di grandi passioni”. Nel 1892 Matilde, dopo un litigio col marito, decise di lasciare la città per un periodo di riposo in Val d’Aosta. Durante l’assenza della moglie, Edoardo conobbe a Roma Gabrielle Bessard, una cantante di teatro, e tra i due cominciò una relazione. Dopo due anni Gabrielle rimase incinta. Scarfoglio rifiutò di lasciare la moglie e il 29 agosto 1894 la Bessard si presentò dinanzi a casa Scarfoglio e, dopo aver lasciato la piccola figlioletta nata dalla loro unione, si sparò sull’uscio un colpo di pistola. La figlia venne affidata da Scarfoglio a Matilde, che la prese con sé. Matilde scelse per la neonata il nome di sua madre, Paolina. Aveva perdonato il marito ma dopo qualche anno decise di rompere definitivamente la relazione. In quel periodo, una semplice rubrica creata dalla Serao, “Api, mosconi e vespe”, finì per avere successo e Matilde inventò, di fatto, il gossip. Su Il Mattino  prese il nome di Mosconi: “le sue note di costume costituiscono un’analisi geniale e una critica costruttiva della società napoletana”.

Il 13 novembre 1900 sul Mattino apparvero le dimissioni ufficiali della Serao da redattore del giornale. Nel 1903 entrò nella sua vita un altro giornalista, Giuseppe Natale. Con Natale al fianco, fondò – prima donna nella storia del giornalismo italiano – e diresse un nuovo quotidiano, Il Giorno. Il giornale della Serao fu più pacato nelle sue battaglie e raramente polemico e riscosse un buon successo. Dall’unione con Natale nacque una bambina, che Matilde volle chiamare Eleonora, in segno d’affetto per la Duse. La grande guerra intanto si avvicinava rapidamente, ma Il Giorno sembrava essere lontano da qualsiasi iniziativa interventista, a differenza del Mattino. I due giornali assunsero una linea comune solo alla fine del conflitto mondiale.

Dopo la morte di Edoardo Scarfoglio (1917), la Serao sposò Giuseppe Natale. Morto anche il secondo marito, rimase sola, ma continuò con la stessa vitalità il suo lavoro giornalistico e letterario. Matilde morì a Napoli nel 1927, colpita da un infarto mentre era intenta a scrivere che, a suo dire “era il mio destino”. L’ultima parola che è riuscita a completare col pennino mentre redigeva il suo ultimo articolo, il 25 luglio 1927, è stata ‘Amabile’.

1901 Matilde Serao

744037/37

©Archivio Publifoto/Olycom

Conosciamo l’autore del libro “Giudizio Universale”

L’autore, Giovanni Carullo, parla del suo libro, “Giudizio Universale”:

“La vita mi ha riservato molteplici colpi di scena in questi primi anni della mia vita, con risonanze sempre diverse e dal risultato incostante. Ho visto persone spezzarsi per molto meno di nulla rispetto ai miei trascorsi e sapere di essere stato capace di superarli è tanto piacevole quanto spronante. Amo scrivere dalla tenera età e spesso mi accorgo di come, nonostante il mio registro linguistico si sia profondamente evoluto, molti aspetti del mio pensiero siano molto più simili a quelli di un ingenuo e disinibito bambino piuttosto che a quelli di un ragazzo. L’umanità ha, da sempre, preso spunto da ciò che lo circonda per rendere ciò che lo circonda qualcosa da qui prendere spunto; atti, gesti, parole e sensazioni, anche di quella che può sembrare la natura più effimera, spesso sono determinanti per cambiare la storia e la vita delle persone e questo libro non è altro che questo, ovvero un insieme di momenti sottili e casuali che hanno reso il mio pensiero, e le persone che lo influenzavano, qualcosa di più grande. L’ordine e il caos sono le componenti più antiche e profonde degli strati del creato e, come tali, regolano indissolubilmente i meccanismi della natura e le sue manifestazioni, tuttavia nonostante questo equilibrio ci mostri la realtà delle cose come uno specchio sulla verità, incontestabile e chiara, l’uomo dal basso della sua esistenza ha creato dei fittizi alter ego chiamati bene e male, giusto e sbagliato, cercando di sintetizzare ed adattare alle necessità umane due cose tanto distanti quanto complementari per renderle alla sua portata. L’uomo ha esaltato l’ordine con le leggi e il caos con le pene, come se l’uno potesse prevalere sull’altro in ordine di giustizia, creando così delle zattere chiamate politica e religione  che gli permettessero di non annegare nel burrascoso e torbido mare della realtà. La guerra, la follia, le regole e i costrutti sono finalizzati al raggiungimento di una pace stabile se non addirittura eterna, mera illusione di un essere che tenta di dare degli argini alle indomabili e incomprensibili acque del cosmo.  Alcuni movimenti credono di poter risvegliare antiche forze, semplicemente ribaltando quelle attuali, convinti di poter purificare il mondo con qualcosa di sozzo come la guerra e di poter equilibrare l’inequilibrabile. Questi confidavano fermamente nel potere del progresso e nelle forze motrici della guerra. Con tutte le nostre forze abbiamo provato a dare un ordine alla vita tramite le leggi ma nulla ci ha portati davvero alla pace, ci sono stati molti regimi e molti sistemi politici, ma essendo essi comunque governati dall’uomo, è sciocco credere che dopo migliaia di anni di fallimentari tentativi si possa arrivare realmente ad un processo etico definitivo. Ebbene cosa siamo noi se non una macchia sul nostro pianeta come quella di sugo su una camicia, insistente e resistente finché il mondo non trova il modo di farci sparire. Come rendere dunque questa macchia incancellabile e soprattutto, avete mai visto voi una macchia che tenta di cancellarsi da sola? La risposta è la sfida, sfidare il mondo, sfidare lo spazio, sfidare il tempo e persino noi stessi perché l’equilibrio tra l’ordine e il caos è etereo, ma non eterno, e l’unico modo che ha il sole per sorgere è quello di sfidare il buio delle tenebre fin dove, e oltre, l’occhio riesce a cogliere la sua essenza, e così la notte fa altrettanto ancora, ancora e ancora. Solo dando a tutto un tempo riusciremo a capire il rapporto tra il momento e l’eternità. La Divina Commedia, e l’opera dantesca in generale, è sempre stata fonte d’ispirazione nonostante il mio fermo e radicato agnosticismo, infatti è proprio l’analisi di queste credenze ed ideologie, da esterno scettico e disinteressato, che mi ha permesso di creare e sintetizzare una linea di pensiero personale e sotto molti aspetti provocatoria. Bibbia, Corano, Torah e qualsiasi altro testo “sacro”, sono enunciazioni tramite le quali l’uomo ha incatenato se stesso a un muro d’ignoranza e restrizioni dal potere magnetico, saturi di una pericolosità colossale. Spero vivamente che nessuno sentasi offeso dalle parole che leggerà poiché il mio volere non è necessariamente quello di criticare Dio o qualsiasi altra entità in cui voi riversate le vostre paure e convinzioni, bensì vorrei spingere, chiunque lo legge, a riflettere maggiormente con la propria mente poiché è questa la vera forza che “in principio” creò l’uomo e la donna e, talvolta, tutte le altre sfumature. Pur se può rivelarsi insolito, rivolgo uno speciale ringraziamento alla vita, a ciò che ho visto e capito in questi brevi ed eterni diciannove anni, ringrazio tutte le persone che mi hanno fatto del male e tutti i momenti brutti che sono stato costretto a vivere perché se riesci a sopravvivere, quando ti forzano a tenere la testa sott’acqua tutto questo tempo, poi impari a non annegare, nonostante tutto. Ogni pagina del “Giudizio Universale” riassume qualche attimo della mia e di molte altre vite, le mie paure, le mie insicurezze, i miei tormenti, i miei ricordi, i miei rimpianti, le mie malinconie e soprattutto la gioia di aver vissuto tutto questo riuscendo ancora a sorridere guardando un bimbo che mette le dita del naso. Arrivate dunque voi alla vostra conclusione poiché io vi propongo, ma non impongo, le mie, anche perché per quanto mi riguarda, come affermava il filosofo tedesco Friedrich Wilhelm Nietzsche “Gott ist tot”, Dio è morto”.

Giudizio Universale copertina 1

Giovanni Carullo – Giudizio Universale

Biografia di Giovanni Carullo:

Giovanni Carullo nasce a Pozzuoli, in provincia di Napoli, il 3 maggio 1998, primogenito e unigenito di una modesta famiglia puteolana. Sin da piccolo dimostra vivo e sincero interesse per il mondo dell’arte e in particolare per il teatro e la letteratura. All’età di sei anni cominciò a frequentare la scuola Savino Vitagliano che cambiò però sede a causa del crollo improvviso del soffitto e le condizioni cedevoli dell’intera struttura, meno fortunata fu anche la seconda sede che aveva la fama di avere maestre violente e inadatte al loro compito. Conseguito, successivamente, il diploma delle scuole medie alla Giacinto Diano nella sezione E, (sezione musicale), cominciò il suo percorso verso la maturità presso quella che per lui sarà la più importante e determinante delle tre strutture statali preposte alla formazione culturale e sociale degli studenti, ovvero l’Istituto Magistrale Statale Virgilio di Pozzuoli, indirizzo economico-sociale, che ha reso pratiche le sue capacità letterali, teatrali e umanistiche fino al superamento dell’esame di stato e quindi alla maturità. “Giudizio Universale” è il suo esordio letterario.