“Festa notturna” di Antonio Orselli

Nella lunga storia di Piedigrotta, oltre alle feste dei Vicerè, dei Re di Napoli e quella delle canzoni napoletane, c’era un’altra festa, una Piedigrotta che aveva la singolare particolarità di svolgersi solo nella notte tra il sette e l’otto di settembre.
Una festa notturna, dunque, un evento con una precisa connotazione temporale, del quale, va subito detto, si conosce assai poco.
Su uest’ultimo aspetto, c’è da dire innanzitutto che l’immensa letteratura piedigrottesca si è occupata prevalentemente di quegli eventi che si verificavano quando quella festa notturna era già terminata.
Infatti, i Re e i Vicerè, si recavano al Santuario di Piedigrotta, esclusivamente, il giorno dell’8 settembre.
Le stesse feste delle canzoni, con le altre manifestazioni a esse correlate (i fuochi, le sfilate dei carri, le luminarie), appartenevano ad altri luoghi e ad altri tempi della Piedigrotta…

Festa notturna

“Festa notturna” al PAN – Palazzo delle Arti di Napoli

Giovedì 19/10/2017, Presentazione di Festa notturna di Antonio Orselli al PAN – Palazzo delle Arti di Napoli.

Lo scopo principale dell’evento, attraverso la presentazione del libro di Antonio Orselli “Festa notturna” coordinata dall’autrice Carla Caputo, è quello di proporre una visione di Piedigrotta lontana dalle consuetudini letterarie. Si ripercorreranno le diverse forme che la festa ha assunto, nei secoli della sua lunga vita, in rapporto con le vicende che hanno caratterizzato la storia della città. Riguardo poi alla festa notturna nella Crypta Neapolitana, si darà rilievo alle correlazioni tra l’evento, i personaggi e i luoghi del mito: il poeta Virgilio, la Grotta di Pozzuoli, la Madonna di Piedigrotta e le forme devozionali a essa legate, e si terranno, per la prima volta, nel doveroso conto, le rarissime fonti scritte e le ultime testimonianze della tradizione orale.

Festa notturna

[…] Benedetto Croce, in una famosa lettera del 1892, indirizzata a Salvatore Di Giacomo, scrisse:
“Che si cantassero canzoni a Piedigrotta sin da tempi antichissimi è probabile; ma nessuno ne parla; neppure quei numerosi dialettali che, specie nel seicento, ci hanno descritto minutamente gli usi e i costumi della plebe napoletana. Fu rivolta l’attenzione su quelle canzoni nel 1835, quando Don Raffaele Sacco fece cantare la sua col famoso ritornello: Te voglio bene assai e tu nun pienze a mme”.
Con la consueta efficace densità della sua scrittura, Croce sollecita diverse suggestioni. Innanzitutto, egli ritiene che alla festa si cantasse probabilmente già in tempi remoti. Considera però probanti i soli dati letterari, e denuncia l’assoluta mancanza di testimonianze al riguardo precedenti l’ottocento. Stranamente, l’acuto osservatore non fa riferimento al canto tradizionale, di cui lui stesso fu ricercatore giusto in quegli anni. […]

Tratto da “Festa notturna” di Antonio Orselli

Festa notturna

Piedigrotta Napoli

Lariulà – Tarantella per Piedigrotta, da “Festa notturna” di Antonio Orselli

Il libro di Antonio Orselli, “Festa notturna” pubblicato il 18/09/2017, offre spunti interessanti e inediti sulla Festa di #Piedigrotta e, in questo post, vi facciamo leggere uno stralcio di testo riguardante la “Tarantella”, un ballo con una gestualità carica di erotismo:

[…] come si può riscontrare oggi in alcune zone del beneventano, dell’avellinese, del casertano e del Cilento, la tarantella può essere eseguita anche in coppia, da danzatori che eseguono un ballo, nel quale appare evidente una gestualità carica di erotismo. È probabile che sotto questa forma, a Napoli, essa abbia svolto, in passato, la stessa funzione che, oggi, assume in provincia la tammurriata, come sembrerebbe alludere l’immensa iconografia pervenutaci. Nella città, il ballo (sia tarantella, che danza sul tamburo) è scomparso almeno dalla fine degli anni ’50, dove proprio nella Piedigrotta, pur se nei festeggiamenti esterni, e a Grotta chiusa oramai da decenni, come si diceva, ancora veniva eseguito da gruppi di festeggianti legati alla Tradizione, provenienti dalle zone interne della regione e non solo da quelle. Non mancano però testimonianze, su una danza denominata tarantella che in passato, nella città, si presentava nelle sue componenti collettive e rituali. Diversi documenti ci raccontano come nella Napoli del Vice Regno spagnolo, fosse ballata una danza, così chiamata, nella festa notturna di San Giovanni a Mare, dove accompagnava dei rituali esplicitamente licenziosi. Pare che, durante la notte del 24 giugno, si accendessero dei grandi falò, dove il popolo vi si raggirava d’intorno con osceni balli, di poi, allere e senza panne, come ci dice il poeta cinquecentesco Velardiniello, si facevano il bagno nell’acqua del mare. Una siffatta manifestazione fu più volte proibita, fino a che non si eliminò del tutto intorno alla prima metà del XVII secolo. In forme apertamente erotiche, alcune danze si sono potute riscontrare nella Napoli di fine ottocento e oltre… […]

Lariulà

“Festa notturna” di Antonio Orselli

La festa di Piedigrotta… e “Festa notturna” di Antonio Orselli

Dal libro di Antonio Orselli, “Festa notturna”

“Per rendersi conto di quanto la festa destasse l’interesse e la meraviglia di quei forestieri che nel ‘700 giungevano a Napoli, si propone qui la particolareggiata cronaca stilata dal francese Jérome de Lalande, nella quale così si legge:

Vi è ogni anno, in questo giorno, una festa che è la più celebre di Napoli; io ho assistito a quella dell’8 settembre 1765; il tempo era molto bello e tutto concorse a rendere la pompa più strepitosa; si era sospeso il lutto della Corte per cui i diamanti e gli abiti resero più sfavillante la festa; c’erano 6000 uomini in armi; il Re, preceduta da una dozzina di carrozze da parata, e seguito dalle sue guardie, si recò nella cerimonia verso le 22 o due ore prima del tramonto, per andare alla chiesa di Piedigrotta e omaggiare la Vergine; tutte le finestre erano tappezzate, tutta la riviera di Chiaia affollata di popolo; non si poteva vedere un luogo più consono all’andamento di questa moltitudine di popolo e di soldati; la premura che si ha per vedere questa cerimonia è degna della sua fama, ci sono degli appartamenti che sono affittati 200 lire per quel giorno e che non ne costano 300 per l’anno intero. Le persone di riguardo che scelgono Chiaia decidono di desinare in questo giorno in appartamenti affittati, e le genti di campagna, talvolta sono impegnati per il contratto matrimoniale a portare le loro mogli a Napoli per questa festa; il colpo d’occhio merita di essere dipinto (…). L’immagine miracolosa che ha dato lustro alla chiesa di Piedigrotta sta sull’altare maggiore; la devozione dei Napoletani a questa Madonna è grandissima; moltitudini di fedeli la visitano soprattutto il sabato; i vascelli che passano lì presso hanno l’usanza di salutarla; e la domenica dell’ottava si allestiscono delle grandi edicole votive e nelle strade si fanno fuochi di gioia in suo onore.”

Festa Piedigrotta per web

“Festa notturna” di Antonio Orselli

A settembre nel nostro catalogo

Con tali presupposti, quelle tradizioni che avevano dato lustro alla dinastia e visibilità al suo potere, assunsero non solo una funzione rassicurante, ma divennero il segno della continuità di un glorioso passato. E, infatti, anche Francesco I continuò le consuetudini paterne, recandosi spesso alla festa di Piedigrotta. Nel Giornale delle Due Sicilie, in data 10 settembre 1827, troviamo una minuziosa descrizione dell’evento, in questi termini:

“Ieri l’aria non si rasserenava  che ad intervalli; e la pioggia in taluni momenti dirotta, sembrava che avesse dovuto assai nuocere al brio della festa, per godere del quale era solito concorso delle convicine province  un prodigioso numero di persone d’ogni classe. Ma questo inconveniente non scemò punto l’immensa moltitudine spettatrice; e se qualche noja si ebbe dal tempo umido e piovoso, questa venne largamente ricompensata dalla desideratissima visita delle LL.MM. che sono S.A.R. il Duca di Calabria e cogli altri Principi e Principesse Reali, e col grandioso Corteggio di uso in simili congiunture, alle 5 p.m. portaronsi a compiere la religiosa  funzione tra le salve di tutti i Forti e de’ Reali legni da guerra, allineati alla rada di Chiaja. Una tal vista eccitò veramente una ilarità universale, ed una universale vivissima compiacenza…”