Il requisito primario per essere uno scrittore

Avete deciso di provare a scrivere e di diventare scrittori veri, quindi abbiate il coraggio di provarci e chiedervi se esistono dei requisiti per avviare questa attività unica e incredibile che porta guadagni, sconfitte ma anche tante soddisfazioni. Per prima cosa avete scelto di essere scrittori professionisti o scrittori per passione? Per quale motivo volete passare gran parte del vostro tempo su una tastiera? Che cosa vi porta a viaggiare con la mente? Dovete prendere spunto da questa affermazione per capire che cosa vi spinge veramente a raggiungere il mondo dell’editoria. Pensate che lo scrittore professionista sia la persona che si sveglia al mattino e dedichi tutta la sua giornata a scrivere? Di certo, uno scrittore di alto livello non s’improvvisa da un giorno all’altro, ma sicuramente ogni scrittore sceglie di fare questo lavoro per passione, per dedicare la maggior parte del suo tempo, ma soprattutto per realizzare opere in cui crede. Possiamo fare un esempio dei grandi romanzieri e dei saggisti, che si alzano dal letto anche nel cuore della notte per mettersi a scrivere. Il requisito primario è quello di avere la passione per la scrittura, poi che sia la possibilità di vivere con un cartaceo o che sia quello di un e-book, l’obiettivo deve essere quello di portare il pane sulla tavola, ma prima del guadagno bisogna pensare al desiderio di scrivere. Forse è per questo motivo che non vi sentite di essere degni di essere chiamati scrittori? Avete paura di non aver quel trascinamento o quelle idee che servono? Spesso, gli argomenti e i personaggi che animano un libro, hanno origine dalla vita che vivete tutti i giorni, quindi nessuno può vietarvi di scrivere un’opera autobiografica. La maggior parte degli scrittori emergenti, cerca di vivere questo modo di vita e vuole ottenere il massimo dalla passione. Dovete essere caratterizzati dal desiderio di farvi venire la voglia di rendere tutto perfetto, e soprattutto dovrete imparare a mettervi nei panni del lettore. Immaginate una vita diversa da quella che vivete ogni giorno? Abbiate il coraggio di verificare rapporti famigliari e di cambiare tutto nella vostra vita unica creata solo nel vostro libro, si tratta di un modo innovativo di sognare ma che vi aiuterà a vivere le situazioni nei migliori dei modi. Il vostro obiettivo principale è quello di riuscire a esprimere la veracità, quindi, imparate ad accendere la lampadina che fa parte di voi, osservate e ascoltate il mondo intorno a voi e potrete sfruttare diverse potenzialità per vivere nel mondo incredibile mai visto prima. Il romanzo potrò essere scritto anche con calma, abbiate il coraggio di valutare la scelta dell’ambientazione, dei movimenti e dei moti e poco alla volta la storia si creerà da sola e renderà tutto più semplice. Dovrete riuscire a captare delle sensazioni uniche e originarie, provate le emozioni in modo diverso e abbiate il coraggio di verificare il momento migliore sotto diversi punti di vista. Imparate a vivere con intensità il presente ascoltando ogni dettaglio che la vita vi offre e tutte queste informazioni vi aiuteranno a raccogliere la vita, utilizzando come e quando desiderate la soluzione migliore sotto diversi punti di vista. Gli scrittori veri non scrivono mai a comando e non timbrano il cartellino ma ovviamente nessuno vi aiuterà a valutare le vostre attenzioni, dovrete fare tutto da soli. Quindi preparatevi solo a vivere il lato migliore, abbiate il coraggio di vivere al meglio, e poco alla volta sarete in grado di valutare la scelta migliore, non dovrete far altro che provare, e trovare il modo per verificare l’andamento di un equilibrio unico e rappresentativo che non deluderà le aspettative del lettore.

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Come inventarsi un personaggio.

Per essere scrittori è fondamentale avere molta fantasia e soprattutto avere una mentalità molto aperta. Gli aspiranti scrittori in cerca di relazioni uniche con i loro lettori, desiderano ottenere il massimo sotto diversi punti di vista e per questo è fondamentale a creare un personaggio, definendo la scena iniziale. Considerate il fatto che il personaggio deve essere da qualche parte, quindi che sia una città europea, italiana o estera, la scena deve approfondire al meglio la storia del personaggio, altrimenti senza di essa non si farà nulla in alcun caso. Al secondo posto vi consigliamo per la creazione del personaggio, di basarvi su di una storia enorme e molto vasta, dove avrete bisogno di scegliere una vasta serie di personaggi, con caratteristiche diverse, oppure se optare per un racconto dove non è necessario avere più di un personaggio singolo.
Dopo aver fatto questa importante scelta, assicuratevi di pensare in maniera creativa, infatti, dalla prima cosa che viene in mente ovvero il personaggio, dovrete inventarvi qualcosa di unico e originale per attirare l’attenzione dei lettori. Non è nemmeno detto che un personaggio deve essere umano, pensate al libro di Hemingway: “Il vecchio e il mare”, uno dei protagonisti è un pesce spada e non una persona.
Per iniziare al meglio il vostro racconto, basatevi immediatamente su un archetipo, tutto quello di cui avete bisogno dipende direttamente dalla vostra storia. Quindi partendo da un concetto ampio, potrete prendere delle decisioni che cambieranno il mondo del vostro personaggio, fino a quando tutto il resto sarà superfluo e si dovrà viaggiare con la mente.
Oltre che scrittori, dovrete sentirvi come scultori che eliminano il marmo in eccesso, in questo modo potrete svelare a tutti i lettori quello che si nasconde dietro di voi. Che cosa desiderate veramente? Un protagonista che sia l’eroe della situazione o un cattivo di turno? La storia potrebbe essere resa ancora più interessante includendo tanti eroi, amici che tradiscono, femmine che fanno le false. Pensate ad ognuno di questi personaggi nella vostra storia, la fantasia ha creato degli archetipi e il loro carattere è stato formato in base allo sviluppo della storia. Come avviene in ogni racconto, non vi stancheremo mai di dirvi che è fondamentale aggiungere caratteristiche specifiche. Quindi tratti somatici, carattere, dimostrate che il vostro personaggio sia capace di mostrarsi come una scultura nascosta nel marmo, a questo punto pensate a cosa volete ottenere, e pubblicate quello che vi piacerebbe anche leggere.
Quali sentimenti dovranno trasparire? Amore, Pena? Repulsione o compassione? Iniziate da questo e potrete valutare se il vostro personaggio debba essere uomo o donna, questa scelta è molto importante perché tutto si baserà sul conflitto tra il personaggio e la storia. Se avete costruito un ragazzo arrogante, la donna dovrà avere un carattere completamente diverso.
Inoltre anche l’età è un punto molto importante, perché più vecchio sarà il personaggio e maggiori caratteristiche di fascino dovrà portare con se. Un giovane ladro non dovrà affascinare particolarmente il pubblico, ma il vecchio saggio, anche se malvagio, dovrà dimostrare una certa esperienza alle spalle.
Pensate anche alla possibilità di creare dei personaggi che possano essere contraddittori tra di loro, magari malati di bipolarismo e interessanti da conoscere proprio per questo motivo. Alla base delle avventure d’amore e di guerra o di altro tipo, scegliere il tipo di personaggio è molto importante, quindi prendetevi tutto il tempo che vi serve e scoprite il meglio della vostra fantasia.

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Prendere le distanze

Questo è un problema che si incontra nella narrativa autobiografica o in quella di natura fattuale. In altre parole, è importante prendere le distanze, nel senso che l’argomento non solo deve interessarci, ma deve farlo nella giusta misura, quindi è necessario sacrificare un certo evento, cambiare quel personaggio, modificare quella reazione, tenendo presente il risultato finale, senza preoccuparci troppo di quello che è realmente successo. In un certo senso, prima di cominciare a scrivere su un certo argomento, bisogna riuscire a scrollarselo di dosso,cioè guardarlo con gli occhi di un estraneo, ovvero quelli di un potenziale lettore. Non sottovalutiamo però la nostra esperienza come fonte di idee: piccole ma forti emozioni, come la sensazione di calzare un paio di scarpe scomode, alzarsi in piena notte nel buio più assoluto o camminare da soli lungo una strada deserta, sono state alla base di molto stupendi racconti di Ray Bradbury. Il desiderio di avere un bel cappotto nuovo è il nucleo dell’omonimo e famoso racconto di Nikolaj Gogol. Un semplice travestimento può diventare una corazza che salva la vita. Anche le piccole cose possono avere un grande impatto, se situate in un contesto adatto a esprimere tutta la loro importanza. La nostra esperienza è una miniera inesauribile di idee, a patto che riusciamo a farle sentire importanti anche per il lettore e vicine alla sua sensibilità. Il fatto è che non avremo mai questa certezza. Potremo solo riconoscere il problema e impegnarci al massimo per trovare un equilibrio tra il personale e l’universale, dopodiché ogni storia dovrà prendere la propria strada, come è giusto che sia. E non dimentichiamo mai di inserire in quello che stiamo scrivendo tutto ciò che abbiamo conosciuto, sentito, vissuto o immaginato. L’esperienza vissuta in prima persona è la fonte più preziosa da cui attingere dettagli vividi, personali e convincenti, gli stessi che fanno sembrare più reale al lettore qualsiasi trama.

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E’ troppo personale?

Il secondo criterio riguarda lo scopo per cui si scrive: da un lato è quello di esprimere se stessi, ma dall’altro, soprattutto se si scrive con regolarità e da parecchio tempo, è quello di comunicare. Scrivere per comunicare con il lettore e coinvolgerlo. Vogliamo condividere un’avventura, scrivere una storia che ci diverta e che appassioni il lettore. Forse vogliamo anche che diventi un successo e ci dia la celebrità, indubbiamente anche queste sono delle buone ragioni, purché non siano le uniche o le più importanti: se per voi i risultati sono più importanti della tecnica, se quello che conta è poter dire “ho scritto” e non il piacere effettivo di scrivere, allora è probabile che prima o poi abbiate delle difficoltà. Dunque, la seconda domanda che dobbiamo porci è se non vi sia qualcosa di troppo personale, qualcosa di molto importante per noi, ma che potrebbe lasciare indifferente o addirittura annoiare un estraneo. Alcune esperienze sono troppo personali. Certo, le nostre sono emozioni profonde, ma non le abbiamo veramente assimilate e non siamo in grado di collocarle nella giusta prospettiva perché qualcun altro le possa condividere. Forse invece sono troppo bizzarre o cervellotiche: per esempio, uno studioso delle abitudini di una varietà di lumache della foresta amazzonica sosterrà che l’argomento è in grado di affascinare un gran numero di persone. Ma sarà poi vero? Insomma, si tratta di strade senza uscita. Ora l’eccesso di personalismo può essere comprensibile, anche se non meno seccante, se viene dalle stesse persone che vanno in giro a sbandierare le fotografie dei loro bimbi o che ci propongono l’interminabile serie di diapositive scattate durante le vacanze o l’ultimo filmino girato mentre la famiglia riunita lava il cane. Ma per uno scrittore è francamente imperdonabile…e sicuramente improponibile.

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E’ una storia per me?

Non è detto che qualsiasi idea possa trasformarsi in una storia adatta a voi. Per esempio, c’è chi non riuscirebbe assolutamente a scrivere una storia di magia, perché si rende conto che in fondo alla magia non crede. Può darsi che si diverta a leggere storie dell’occulto, ma non riesce a prendere sul serio la magia o, perlomeno, non con la serietà necessaria per poter scrivere qualcosa di convincente sul tema. Di tanto in tanto, può essere interessante seguire le regole del gioco stabilite da un altro scrittore, ma non è detto che la cosa possa coinvolgere veramente fino in fondo. Se ci pensate, è ciò che accade alla maggior parte delle idee che vengono in mente a noi tutti, non importa quale sia l’origine: semplicemente non hanno una grande importanza per noi. E se non riescono a interessare noi, in primo luogo, come si può pensare che interessino al lettore? Ne risulterebbe una forzatura, un  prodotto meccanico, intellettualistico, poco convincente. Questo è ancor più vero nel caso di argomenti che comunque dovrebbero suscitare il nostro interesse, come per esempio, la crudeltà dei genitori, l’infedeltà del coniuge, un conflitto nucleare, la fame nel mondo o una cura per le malattie più gravi. In definitiva, il vero significato del suggerimento “Scrivi solo di quel che conosci” è questo: scegliete argomenti che vi sembrano davvero importanti e che possano costituire una sfida, almeno sulla carta. Molto spesso l’idea per una storia valida non è basata su qualcosa che già conoscete e di cui avete stabilito la natura; le cose troppo definite richiedono al massimo delle spiegazioni, ma non ispirano una storia coinvolgente. Meglio quindi situazioni, persone e ricordi in grado di stimolarvi, problemi che volete risolvere e capire per voi stessi: insomma, esplorazioni non spiegazioni. Questo sarà allora il primo interrogatorio al quale rispondere: sono di fronte a qualcosa che mi interessa veramente, qualcosa che in parte comprendo, qualcosa che sembra promettere un risultato?

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Decadentismo e Gabriele D’Annunzio

Per Decadentismo si indica quel movimento letterario, nato nell’ambiente parigino alla fine dell’Ottocento, con un preciso programma espresso da manifesti e organi di stampa come il periodico “Le Decadent”. Il Decadentismo è caratterizzato da un senso di disfacimento e da un’idea di un prossimo crollo, di un imminente cataclisma epocale. Alla base della visione del mondo decadente vi è un irrazionalismo misticheggiante. Viene radicalmente rifiutata la visione positivistica. Il decadente ritiene che la ragione e la scienza non possono dare la vera conoscenza della realtà, misteriosa ed enigmatica. L’anima decadente è perciò tesa verso il mistero, l’Inconoscibile. Se il mistero della realtà non può esser colto attraverso la ragione, altri sono i mezzi mediante cui il decadente può attingere ad esso. Questi sono tutti gli stati di alterazione mentale come la follia, la nevrosi, il delirio, il sogno, o stati causati dall’uso di droghe e alcol. Inoltre vi sono altre forme che permettono l’esperienza dell’ignoto: l’annullamento nella vita del gran Tutto, il confondersi nella vibrazione stessa della materia (questo atteggiamento è stato definito panismo e ricorrerà particolarmente in D’ANNUNZIO). Tra i momenti privilegiati per i decadenti vi è soprattutto l’arte, suprema illuminazione. Da questo culto religioso dell’arte ha avuto origine il fenomeno dell’estetismo. L’esteta assume come principio regolatore della sua vita non i valori morali ma il bello. L’arte quindi rifiuta ogni rappresentazione della realtà storica e sociale e diviene arte pura, poesia pura. Gabriele D’Annunzio nacque a Pescara nel marzo del 1863 da famiglia benestante. Compì privatamente gli studi elementari, per poi frequentare il prestigioso “Reale Collegio Cicognini” di Prato, a quel periodo risalgono le prime raccolte di poesie. Si trasferì a Roma collaborando con molti giornali e riviste, il suo soggiorno nella capitale italiana fu caratterizzato da una vita raffinata e dispendiosa. Qualche anno dopo si sposò ed ebbe due figli, alcuni anni dopo il matrimonio conobbe Elvira Fraternali Leoni che divenne l’amore della sua vita, chiamata dal poeta Barbara, più avanti si separò dalla moglie e durante tutto l’arco della sua vita ebbe un grandissimo numero di relazioni amorose. Si trasferì poi a Napoli per via di alcune difficoltà economiche e nel 1897 fu eletto deputato dell’estrema destra, per poi 3 anni dopo presentarsi come deputato dell’estrema sinistra, ma senza successo. Nel 1910 D’Annunzio emigrò in Francia per sfuggire ai numerosi creditori e rimase li fino allo scoppio della prima guerra mondiale. A 57 anni si arruolò e prese parte a operazioni aeree e navali, in una di queste imprese, durante un atterraggio di fortuna perse un occhio ed ebbe una lunga convalescenza. D’Annunzio insoddisfatto del’assegnazione della Dalmazia alla Iugoslavia progettò e guidò l’occupazione della città di Fiume, finché il governo non lo costrinse a ritirarsi per non violare i trattati internazionali. Dopo di che si avvicinò al nascente partito fascista, del quale fu un convinto sostenitore. Tuttavia Mussolini timoroso per la sua figura carismatica lo emarginò dalla vita politica, assegnandogli una splendida villa sul lago di Garda dove il poeta visse gli ultimi anni della sua vita. Qui il poeta si dedicò all’allestimento della sua casa-museo che lasciò poi in dono al popolo italiano.

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Da “Che cos’è la scrittura?” di Roland Barthes

“… La lingua è dunque al di qua della Letteratura. Lo stile è quasi al di là: le immagini, il lessico, il fraseggiare di uno scrittore, nascono dal suo corpo e dal suo passato e a poco a poco diventano gli automatismi stessi della sua arte. Così, sotto il nome di stile, si forma un linguaggio autarchico che attinge solo nella mitologia personale e segreta dell’autore, in quello stadio ipofisico dell’espressione in cui si forma la prima coppia di parole e di cose, in cui si fissano una volta per tutti i grandi temi verbali della sua esistenza. Qualunque sia il suo grado di raffinatezza, lo stile ha sempre qualcosa di grezzo: è una forma senza uno scopo, è il prodotto di un impulso, non di un’intenzione, è come una dimensione verticale e solitaria del pensiero. I suoi riferimenti sono al livello di una biologia o di un passato, non di una Storia: è la “cosa” dello scrittore, il suo splendore e la sua prigione, è la sua solitudine. Indifferente e trasparente in relazione alla società, atteggiamento chiuso dell’individuo, lo stile non è affatto il risultato di una scelta, di una riflessione sulla Letteratura. Esso è la parte privata del rituale, si leva dalle profondità mitiche dello scrittore e si espande indipendentemente dalla sua responsabilità. E’ la voce decorativa di una carne sconosciuta e segreta; funziona come una Necessità, quasi che, in questa specie di crescita floreale, lo stile fosse solo il termine di una metamorfosi, cieca e ostinata, la parte di un infralinguaggio che si elabora al limite della carne e del mondo. Lo stile è propriamente un fenomeno di ordine germinativo, è la trasmutazione di un Umore. Così le allusioni dello stile si diramano in profondità; la Parola ha invece una struttura orizzontale, i suoi segreti sono sulla stessa linea dei suoi termini, e ciò che essa nasconde è svelato proprio dalla durata della sua continuità; nella Parola tutto è offerto, destinato a un’usura immediata, e il verbo, il silenzio e il loro movimento sono trascinati verso un senso abolito: è un “transfert” senza traccia e senza ritardo. Lo stile, al contrario, ha solo una dimensione verticale, affonda nel ricordo circoscritto dell’individuo, compone la sua opacità a partire da una certa esperienza della materia; lo stile non è mai altro che metafora, cioè equazione tra l’intenzione letteraria e la struttura fisica dell’autore (e si ricordi che la struttura è il deposito di una durata). Lo stile è quindi sempre un segreto; ma il versante silenzioso del suo riferimento non dipende dalla natura mobile e continuamente differibile del linguaggio; il suo segreto è un ricordo racchiuso nel corpo dello scrittore; la virtù allusiva dello stile non è un fenomeno di velocità, come nella parola, dove ciò che non è detto resta ugualmente una supplenza del linguaggio, ma un fenomeno di densità, perché ciò che ha precisa e profonda consistenza sotto lo stile, raccolto con rigidezza o tenerezza sotto le sue figure, sono i frammenti di una realtà assolutamente estranea al linguaggio.”

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Diffusione dei libri e Librerie

Distribuzione

La distribuzione e diffusione dei libri in Italia è ferma agli anni sessanta, quando un “informatore librario” visitava periodicamente le librerie, presentando il catalogo libri. Il direttore di ogni libreria faceva i suoi ordini in conto deposito e dopo qualche giorno arrivava il corriere con il camion a scaricare qualche scatolone. Dunque tempi lunghissimi di diffusione e promozione con una lenta e macchinosa gestione. Ebbene in sostanza la distribuzione funziona con il medesimo meccanismo, tranne qualche eccezione. E’ ovvio quindi che i distributori tendono ad avere solo grandi case editrici e lavorare solo su libri vendibili. Questo di fatto chiude le porte alla maggior parte delle case editrici e ad almeno 40.000 titoli ogni anno. Libri però che non sono dimenticati. Semplicemente vengono inseriti in catalogo e sono ordinabili, ma non sono disponibili in libreria e in molti casi nemmeno nel magazzino del distributore. Non possiamo certo pretendere di avere un distributore in Italia che si incarichi di distribuire tutti i libri editi. Sarebbe una scommessa persa in partenza, legato come è il settore, a regole ferme a più di quaranta anni fa. Dunque non ci resta che seguire vie alternative (diffusione diretta, ordini via fax, librerie on line, distributori telematici, etc.), e costruire lentamente e progressivamente nuovi canali di promozione e diffusione.

Librerie

Sono migliaia le librerie italiane, molte delle quali legate ai grandi gruppi editoriali (Mondadori, Feltrinelli, Einaudi, etc.), ma se escludiamo questi grandi magazzini, la maggior parte delle librerie sono medio-piccole, e dispongono di pochi metri quadrati per esporre i libri. Dunque circa il 90% delle librerie italiane può avere in esposizione un massimo di 4.500/6.000 titoli differenti contemporaneamente. Mediamente una libreria rinnova gli scaffali completamente ogni sei mesi. Per questo solo 10.000 titoli trovano spazio in libreria ogni anno. E gli altri 40.000 libri editi? Alcuni (forse altri 10.000) si fermano nei magazzini dei distributori, mentre gli altri nemmeno partono dalla casa editrice. In molti casi la responsabilità è diretta allo stesso editore che non invia il libro, ma non possiamo negare che molti librai non vogliono avere in libreria “titoli che non vendono”. In particolar modo le raccolte di poesia degli scrittori esordienti. Libri che prendono solo spazio. Non possiamo comunque chiedere ai librai di avere tutti i libri editi in Italia in vendita negli scaffali. Per averli tutti disponibili non basterebbe uno scaffale lungo dieci chilometri. E quale lettore è disposto a farsi una mezza maratona per cercare un libro di uno scrittore esordiente? E allora la soluzione alla portata di tutti è Internet con le sue librerie virtuali ed i book shop. Certo non c’è più la possibilità di “toccare” il libro, ma quanti pseudo-lettori si coprono dietro questa scusa per non comprare un libro? Molti, moltissimi. Ma non solo. Smettiamo di trincerare la nostra atavica voglia di “non leggere” dietro la solita frase: “Non ho trovato il libro in libreria”. Se un lettore, oggi, cerca un libro lo può trovare, ordinandolo presso una libreria o attraverso internet o telefonando alle case editrici. Queste scuse lasciamole ai bambini e andiamo avanti.

Andrea Giannasi

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Editori, tra passione e difficoltà

In Italia operano circa 3.000 editori divisi in tre grandi gruppi. Il primo composto dai grandi editori ormai riuniti in pochi gruppi editoriali. Questi editori pubblicano il “vendibile” scommettendo su libri che hanno serie e concrete possibilità di vendita. Per questo negli ultimi anni gli scaffali delle librerie si sono riempiti di volumetti di comici, calciatori e cantanti. Per gli scrittori emergenti queste case editrici hanno previsto la lettera standard con la dicitura “siamo spiacenti il suo volume non rientra nella nostra linea editoriale”. Il secondo gruppo è formato da medi editori che editano libri spesso senza contributo e si muovono cercando di districarsi tra distribuzione, mass media e librerie. In questo gruppo operano circa 100 editori con discreti cataloghi e buone capacità. Da segnalare che in percentuale sono proprio gli editori medi a dover chiudere i battenti per fallimento con maggior facilità rispetto agli altri editori. Questo perché è difficile “vendere” libri oggi. Poi esiste un terzo gruppo che raccoglie la maggior parte degli editori o sedicenti tali. Dietro a sigle editoriali infatti spesso si celano tipografie che “stampano” libri a pagamento e non forniscono alcuna garanzia dopo l’uscita del volume. Moltissimi non hanno siti internet, non hanno distributori e non fanno alcuna presentazione in un anno. Ma attenzione non sono truffatori. Sfatiamo questa diceria. Gli editori a pagamento stampano libri per autori che hanno deciso in maniera chiara di editare versando un contributo. Dunque cade, lo ripeto a scanso di equivoci, la figura che vede l’editore come carnefice e l’autore come vittima. Oggi internet ci permette di conoscere molto meglio rispetto a qualche anno fa le case editrici. Per questo le scelte si fanno più facili e più chiare. E se proprio volete pagare ricordate che quello che fate non è dissacrante e che quando entrate in un negozio di scarpe prima di uscire pagate le Nike che avete appena acquistato. E così vale per ogni servizio che ricevete. Regole di mercato nello scrivere, così come esistono nell’arte (per esporre una mostra di quadri alcuni pittori a Milano pagano anche 5.000 euro per una settimana), nel cinema, nello sport (per fare un esempio in Formula 1 i piloti esordienti “portano” alle scuderie i soldi degli sponsor), nella politica e spesso purtroppo anche nella vita quotidiana. E allora perché a volte si pretende di ricevere un servizio gratuitamente?

Andrea Giannasi

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Essere scrittore….

In Italia, secondo stime recenti, abbiamo circa quattro milioni di scrittori in erba che coltivano la passione della scrittura. Poeti e narratori che seguono orme lasciate da grandi scrittori italiani oramai scomparsi. Poeti e scrittori che maneggiano la penna con velocità e feconda produttività. Tanto che mediamente un poeta esordiente scrive in un anno almeno 200 poesie, mentre un narratore riesce a comporre due romanzi e venti o trenta racconti (quindi almeno 4 libri completi). Dunque esiste una richiesta di pubblicazione molto alta e in Italia vengono editi ogni anno 50.000 titoli nuovi. Nonostante questa grande produzione tra televisioni, radio e TV vengono presentati al grande pubblico in un anno a malapena 500 libri, molti dei quali scritti da autori italiani noti (dunque non più di 15/20), e da scrittori stranieri (la stragrande maggioranza). Le possibilità di visibilità per uno scrittore emergente sono ridotte a poche righe su periodici di provincia o di quartiere, ma questo non deve far credere che non esistano possibilità. Il sistema è lento e legato ad amicizie e farraginose deviazioni, corrotto e gestito, sovente, da individui senza alcuna preparazione in materia, ma ancora aperto. Anche se la struttura della promozione e della visibilità ha la forma di un cono d’imbuto, ogni anno almeno due o tre autori esordienti riescono a raggiungere una discreta visibilità. Certo, mancano i maestri che possano fornire validi aiuti, e mancano i critici letterari, ma attraverso libri di qualità e la serietà di tutti gli operatori, si possono aprire nuove vie e serie possibilità. In questo gioca un ruolo determinante il tempo. Ricordate che se uno scrittore è bravo, e non ha fretta di uscire alla ribalta, prima o poi avrà i giusti meriti. In ultimo è importante iniziare a pensare agli scrittori non più solo come ad autori “truffati”, ma come scrittori che seguono tutte le vie possibili per far conoscere le proprie opere. Ci sono, e sono molti, gli scrittori che hanno pagato migliaia di euro per pubblicare i loro libri, e ci saranno sempre. Ci sono autori che possono decidere di cercare un editore che scommetta tutto su di loro. E’ una regola del sistema. E’ un elemento dell’attuale (ma anche in passato funzionava così) economia editoriale che non può essere, né accusata, né rifiutata. Ognuno è libero di seguire la via che più lo soddisfa. Dunque, basta far passare lo scrittore come vittima e l’editore come carnefice. E’ una figura questa, distorta e poco realistica. Le vittime infatti sono sempre consapevoli di ciò che li attende. Ma questo vittimismo e questo piangersi addosso non aiuta gli scrittori esordienti che hanno una dignità letteraria inattaccabile, sia che abbiano pagato, sia che abbiano realizzato una pubblicazione gratuitamente.

Noi della casa editrice “Le Parche Edizioni” abbiamo seguito una linea editoriale che permette di equilibrare i piatti della bilancia, dividendo l’utile per ognuna delle figure. Non chiediamo contributi di stampa, che sostanzialmente penalizzano gli autori, ma analizziamo il lavoro che andremo a svolgere prima della pubblicazione, i vari servizi di editing, con cifre che permetteranno all’autore di raggiungere una discreta visibilità. Invia il tuo manoscritto, dopo aver visitato il nostro sito web all’indirizzo:

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