“Le piccolissime tragedie” a Lucignano (AR)

Sabato 26 settembre siamo stati a Lucignano (AR) per la presentazione del libro “Le piccolissime tragedie” di Cecilia Lombardi, grazie alla disponibilità del Comune di Lucignano, e in primis all’Assessore alla Cultura Serena Gialli, che ci ha permesso di svolgere l’evento al Teatro Rosini.

I nostri complimenti all’autrice Cecilia Lombardi, alla sua prima presentazione, per aver saputo gestire nel miglior modo possibile l’imbarazzo della “prima” con disinvoltura e concretezza, esponendo la tematica del suo libro con sicurezza.

“Le piccolissime tragedie” di Cecilia Lombardi

Quando le nuvole grigie corrono verso sud, grasse e spedite, l’aria è umida e il vento ci promette una vicina pioggia, lo stato d’animo si accorda con il mese di novembre, con il primo respiro fuori di casa a finestra aperta. Difficile non identificarsi con la stagione, possibile comunque cercare anche nella sofferenza della luce una parvenza di bellezza. E allora, noi che siamo nati a novembre, quando al mattino i pensieri ancora non sono troppo ingombranti e beceri, proviamo a chiudere gli occhi e sentirci vento, sbattendo come le foglie su muri e lampioni, per poi alzarci a volo di piccione ed ancora più in alto, dove il rumore non arriva e ci si può divertire a fare le capriole. Se abbiamo ancora un po’ di tempo, sullo sfondo cupo del cielo immaginiamo l’angelo di Duerer con il compasso nella mano destra, seduto a terra accanto al levriero assopito. Nonostante tutto sia a sua portata, in potenza, ancora attende. Nessuna scintilla che al momento lo sproni all’azione. Gli strumenti ai suoi piedi non prenderanno vita da soli. Magari oggi succederà qualcosa: o forse no, non è ancora il momento.

“Le piccolissime tragedie” di Cecilia Lombardi

“Le piccolissime tragedie” di Cecilia Lombardi

Tra pochi giorni uscirà “Le piccolissime tragedie” di Cecilia Lombardi e vi facciamo leggere una parte della prefazione scritta dalla figlia: La Fenicotterona Rebecca.

Abbiamo bisogno di cattive notizie. Abbiamo bisogno di telefonare a sconosciuti, schernendoli, ringraziandoli, giurando amore eterno, perché i conoscenti non arrivino mai a capire l’infinito mondo che ci portiamo negli zaini. Perché i conoscenti è meglio che non sappiano, è meglio che tutto continui a marciare e marcire come ha sempre fatto nel nostro ideale di sicurezza, nelle nostre verità assolute, nei nostri dogmi che fin dal giorno “uno”, con le nostre esperienze, faticando, ci creiamo. E che si chiamino sportelli da riparare o scherzi telefonici o ricerca dell’archetipo, niente cambia. Essere occupati a diagnosticare un qualsiasi prossimo, una qualsiasi patologia, è peccare di presunzione, continuando a procrastinare l’unica cosa degna di pensiero, che poi è una domanda “Io cosa voglio davvero?” Per forza non siamo felici, siamo cattivi e stupidi. Una fotografia, chiara, immediatamente comprensibile, di un qualsiasi posto evocativo, di una persona che ci ha colpito particolarmente qualche tempo fa. “C’è una stanza in noi dove nessuno deve entrare, nemmeno per una sbirciata veloce, nemmeno se si abita lì vicino.”

Cecilia Lombardi