“Giudizio Universale” di Giovanni Carullo

Prossimamente, novità molto interessante di questo mese, pubblicheremo il libro di Giovanni Carullo, “Giudizio Universale“, e vi facciamo leggere una parte della prefazione, scritta da Rita Gemma Petrarca, per introdurvi al tema:

La creazione, minuziosamente narrata dall’autore, parte dalla discesa agli inferi dellInferno dantesco, per incontrare la debolezza di Dante, in un incipit particolarmente infuocato. Tutto comincia da qui, vestendo i panni dell’Occhio Universale Virgiliano. È qui che ha inizio il difficile viaggio introspettivo dell’autore, partire dalla debolezza del peccato, dalla vanità di Lucifero, e cercare a tutti i costi di non essere subordinato; cercare quella perfezione che solo Dio può avere e che l’uomo cerca di rincorrere, con tutti i suoi mezzi. Viaggio che, al giovane autore e poeta, attraverso stadi di elevazione lo porta a superare le difficoltà e la sofferenza, verso la crescita personale, libera da condizionamenti e convenzioni, per riuscire a stare bene con se stesso e proiettarsi attraverso la ricerca dell’Armonia, con la consapevolezza di operare il cambiamento e il ribaltamento degli stati tossici e delle contaminazioni ambientali. Un viaggio, per assurgere al riscatto della propria identità personale.

“Là, dove le stelle smettono di esistere, c’è chi è più grande anche di Dio…”

Recitano i versi dell’autore, è lì che s’incontrano il Tempo e lo Spazio e dove si prefigura la terza dimensione: quella Umana. È qui, la profondità della sua incessante ricerca verso la Genesi del Creato. La forza energica dell’Io, spiega come Dio fosse preoccupato e molto addolorato che i suoi stessi figli fossero destinati a tali cipigli.

Stei per chiedere al maestro con timore

cosa le fosse stato quel tremore…

———————–

La lugubre figura di Acerbugna

e il potere e li sostegni mi fu tardo…

La forza di Dio, con la sua sapienza, con l’amore, di cui empio è il suo cuore, porta alla salvezza del Creato e delle creature degne. L’ode a Dio, che l’autore aspetta di incontrare e che incontra alla fine del suo viaggio in un abbraccio paterno, dove l’angelo ribelle è finalmente stretto nelle gabbiachele e l’angelo donna, Acerbugna, finalmente viene a se riportato, lo induce a fare la sua acuta riflessione:

“Meglio sentirsi soli davvero, che soli in compagnia…”

Volare con l’intelletto è la massima aspirazione della libertà umana.

Intanto la storia ripete il suo canto,

l’ego rimane, cambia solo il manto.

Il sogno dell’infanzia è caduto,

il cuore degli uomini è diventato muto.

Rita Gemma Petrarca

Giudizio Universale copertina 1

“Ritmi del Cuore” di Pictor Petrus (Pietro Scoppetta)

Oltre ad eccellere nell’attività pittorica, Pietro Scoppetta fu anche poeta. Sotto lo pseudonimo di “Pictor Petrus” pubblicò nel 1919 a Napoli la raccolta “Ritmi del cuore”. Il filone guida dell’opera è lo struggimento d’amore, riflesso letterario di un vero amore che l’artista coltivò in età già avanzata per una giovane allieva.

Amalfi, 15 febbraio 1863 – Napoli, 9 novembre 1920.

Dedicatosi inizialmente agli studi di architettura, li abbandonò per formarsi artisticamente sotto la guida di Giacomo Di Chirico. Residente a Napoli, a partire dal 1891, ebbe occasione di vivere in un clima di forti movimenti di evoluzione culturale, coincidenti con il mutare della fisionomia urbana a seguito del controverso Piano di Risanamento voluto dai Savoia. Da un lato, infatti, si assisteva alla creazione di nuovi quartieri abitativi e dall’altro alla costruzione di opere pubbliche di grande impatto, come la Galleria Umberto I e il Palazzo della Borsa. In questo contesto, Pietro Scoppetta si mosse abilmente, dando prova di grande talento soprattutto nella rappresentazione della natìa costa di Amalfi e della Valle dei Mulini. Con le sue opere partecipò a diverse esposizioni della Società Promotrice di Napoli. L’attività della città si esprimeva anche nella nascita di eleganti punti di aggregazione culturale, quali il café-chantant Salone Margherita e il Caffè Gambrinus, che divennero presto punti di riferimento della Belle Epoque napoletana. Proprio il Gambrinus gli fornì un’importante occasione per mostrare le proprie capacità, quando nel periodo 1889-1890 fu chiamato ad affrescarne le volte con altri pittori di punta dell’ambiente napoletano dell’epoca (Luca Postiglione, Vincenzo Volpe, Edoardo Matania, Attilio Pratella, Giuseppe Alberto Cocco, Giuseppe Casciaro, Giuseppe Chiarolanza, Gaetano Esposito, Vincenzo Migliaro, Vincenzo Irolli e Vincenzo Caprile).

Come altri artisti precedenti e contemporanei, che accanto all’attività pittorica principale svolgevano una professione alternativa, lavorò come illustratore per le riviste la “Cronaca partenopea”, “La tavola rotonda” e “l’Illustrazione Italiana”, operando alle dipendenze della casa editrice Treves. Nonostante il successo commerciale e di critica che lo portò ad avere in qualità di estimatori delle sue opere il Re Umberto I e il Principe di Sirignano, Scoppetta decise di lasciare l’Italia alla volta dell’estero e soggiornò a lungo a Londra e a Parigi. Nella capitale francese, dove dimorò tra il 1897 e il 1903, si inserì nella folta schiera di pittori partenopei, attratti dalle suggestioni borghesi della Belle Epoque, tra cui ricordiamo Lionello Balestrieri, Arnaldo De Lisio, Ulisse Caputo, Raffaele Ragione e Vincenzo La Bella, e entrò a far parte del filone di artisti italiani filoimpressionisti, dei quali fu grande precursore Giuseppe De Nittis. Dall’esperienza francese trattenne elementi importanti dell’impressionismo, che fece confluire e amalgamò nella sua tecnica pittorica con le tinte vivaci della scuola napoletana. Il periodo parigino vide anche un netto cambiamento dei soggetti dei suoi dipinti. Abbandonate, infatti, le rappresentazioni paesistiche che ne avevano caratterizzato la carriera precedente, si rivolse alla rappresentazione della vita borghese, nella quale individuava gli elementi di ottimismo e di tensione al futuro che più si addicevano alla sua indole. Dopo il 1910 lasciò Parigi per Roma, dove frequentò a lungo l’abitazione dell’amico Pietro Carrara e di sua moglie, la marchesa Maria Valdambrini. Alla sua morte, la Biennale di Venezia del 1920 gli dedicò una sala personale dove furono esposti trentacinque dipinti.

Ritmi del Cuore

Ritmi del cuore

Questa raccolta fu pubblicata nel 1919 dalla casa editrice “L’Editrice Italiana” di Napoli e il testo originale è conservato nella Biblioteca di Montevergine. L’editore dell’epoca, nella sua prefazione, scrisse:

“Dieci anni or sono, quando colui che mal si cela sotto il nome di Pictor Petrus aveva minor peso di anni e maggior messe di sogni, furono per caso scritti questi versi d’amore. Li ha tratti a viva forza l’editore, dalla polvere sotto cui l’artista seppellisce le tele sbiadite, ed eccoli a voi, o lettori, nella loro semplicità fine e sensibile. M’accuserà l’amico Petrus di furto? Prometeo per riscaldare gli uomini rubò ai numi il fuoco; per riscaldare il suo pubblico l’editore ha, senza rimorso, rubato quest’opera di poesia”. 

L’Editrice Italiana

Napoli – 1919

Entusiasmo e… tanta voglia di tornare

Di ritorno dal Salone Internazionale del Libro di Torino eccoci a condividere le nostre sensazioni.

Per noi è stata la prima apparizione in questo grande contesto. Una meta che alcuni mesi fa ci sembrava impossibile, irraggiungibile, e che invece si è materializzata e ci ha regalato tantissime emozioni, grazie, soprattutto, all’appoggio di chi ci segue e crede in noi, nel nostro lavoro e nella nostra professionalità. Abbiamo respirato il profumo del mare in un oceano fatto di carta e navigato in un flusso di pensieri, tra poderose onde fatte di parole e versi che ci hanno accarezzato dolcemente salvandoci dalla deriva dell’ipocrisia… ma quello che ci ha colpito maggiormente, sin dal primo istante, è stato l’entusiasmo stampato sul volto delle persone presenti al Salone, sia espositori che visitatori, sempre sorridenti e felici, sì… adesso possiamo confermarlo, il Salone del Libro di Torino è un mondo magico dove la fantasia non ha confini, anzi va “Oltre il Confine”. Abbiamo conosciuto persone stupende che hanno arricchito il nostro bagaglio culturale e adesso… siamo già proiettati alla 31ª edizione che si svolgerà dal 10 al 14 maggio 2018.

La Voce… e l’Infinità

La Voce…

“Oltre l’errore, il superamento.”

Allora, mi dico che, se sotto il cielo siamo soggetti al tempo delle stelle, per non sbagliarmi devo affidarmi al fato e alla simpatia di cui si serve qui, che se noi due siamo fatti della stessa pasta stiamo vibrando alla medesima intensità di movimento e che tutto ciò, attraendoci l’uno verso l’altro, se riusciremo a superare le distanze, gli ostacoli e i pericoli, determinerà il nostro incontro in modo apparentemente casuale: senza che io ci metta lo zampino! Per questo, ti aspetterò nell’unico posto dove io possa incontrarti: nella mia vita, della quale non voglio più perdermi un solo preziosissimo istante. Come? Vivendo!

nozione-damore-1

Nozione d’amore – Appunti di un viaggio all’inverso

“Tutto era diviso. Allora, Tutto cominciò a muoversi e per farlo vibrava. Tutto era energia e Tutto prendeva la propria direzione, come fosse attratto, ma anche spinto. Tutto, in un certo senso, si cercava. Il movimento prevedeva il tempo e lo spazio. E capitava ogni tanto che ciò che vibrava alla stessa intensità di movimento s’incontrasse, così ciò che era stato diviso ricostituiva una piccola unità. In questi rarissimi casi era possibile vedere un’attrazione completarsi in una perfetta unione”.

Marina Morelli

infinita-fronte-3

Infinità

RICHIAMO

Sei richiamo.

Immagine che da luoghi notturni m’insegue

 alla luce del giorno;

sogno che rispecchia il mio sogno:

forma dei miei desideri.

Marina Morelli

Prefazione di Patrizia Azzani sulla raccolta poetica di Norberto Mazzucchelli

Scrivere la Presentazione a “Rime inesplorate” è una gioiosa premura che affettuosamente assolvo per avvicinare la mente del lettore alla POESIA di Norberto Mazzucchelli, nel tentativo di non scadere in noiose impalcature che non renderebbero giustizia alla schiettezza della sua ispirazione snella. Scrivere/leggere POESIA oggi è sempre più un’avventura che rischia di essere travolta dalla contemporaneità globalizzante e rumorosa di un presente straniante che non lascia spazio alla primigenia peculiarità di ciascun individuo. Tuttavia, se il nostro tempo sembra non possedere più nulla di epico da celebrare con solenni ritmi, l’ispirazione poetica continua ad essere l’eredità inconscia di chi riesce a trasformare uno strano agglomerato di vocali e consonanti in un codice adamantino di verità. L’autore di questa raccolta di poesie porta in sé una ispirazione istintiva, quasi praticata come un oracolo, e per questo nascosta, profonda, appena sfiorata e tuttavia vigorosa, che dà origine a una architettura poetica originale, in grado di descrivere il groviglio delle vibrazioni che si sprigionano dal suo animo. Così, come se vivesse in un vettore temporale alternativo, il poeta si fa osservatore di un presente invisibile ai più, intraprendendo un viaggio introspettivo, messaggero di valori universali nella sua proposizione di simbologia archetipa. “Rime inesplorate” è una silloge di liriche su temi cari all’autore: la leggerezza, l’arte poetica, l’ansia di eternità, l’amore, la tensione religiosa, la memoria degli affetti e dei luoghi cari, il tempo presente, la felicità nelle piccole cose. L’indagine è condotta su soggetti diversi e ogni poesia si nutre di purezza e di essenzialità, immergendosi nella “parola” che al poeta piace contemplare nel gioco di trasformarla in un coacervo di emozioni e suoni. Il ricorso diffuso alla metrica e alla rima crea uno spazio magnetico che permette all’autore di perfezionare l’ispirazione originaria, attraverso un accurato e impercettibile labor limae. In questo modo l’autore riesce a restituire con rigore il significato del suo personale viaggio, schiudendo la sua POESIA alla formidabile forza CONOSCITIVA.

Patrizia Azzani

rime-inesplorate-7

“Rime Inesplorate” di Norberto Mazzucchelli

“Infinità – Miriade di te e di me” Raccolta poetica di Marina Morelli

C’era una volta, che tempo non è, Insieme.

Insieme era anche lo spazio, che spazio non è, visto che nulla vi si muoveva essendo Insieme quel che si può definire ciò in cui ogni cosa è al proprio posto. Insieme era perfetto e completo, bastava a se stesso: Insieme era finito.

Chiuso come in un contenitore ermetico, pieno di sé, immobile, limitato dal suo stesso essere spazio, arrivò il momento, che tempo non è, in cui Insieme sentì il bisogno di manifestarsi all’esterno, ma, essendo spazio e tempo, doveva esplodere per creare il proprio esterno nel quale espandersi. In caso contrario, se fosse imploso, Insieme avrebbe annientato se stesso e perso ogni speranza di essere. L’esplosione fu fragorosa e scatenò una grande energia che frantumò Insieme in una infinità, e miriadi di particelle cominciarono a vagare in uno spazio caotico, come polvere invisibile. Tutto era diviso. Allora, Tutto cominciò a muoversi e per farlo vibrava. Tutto era energia e Tutto prendeva la propria direzione, come fosse attratto, ma anche spinto. Tutto, in un certo senso, si cercava. Il movimento prevedeva il tempo e lo spazio. E capitava ogni tanto che ciò che vibrava alla stessa intensità di movimento s’incontrasse, così ciò che era stato diviso ricostituiva una piccola unità. In questi rarissimi casi era possibile vedere un’attrazione completarsi in una perfetta unione.

Marina Morelli

infinita-fronte-3

Infinità – Miriade di te e di me

“Le Parche Edizioni” shop

Anche noi, in questo piccolo spazio, stiamo seminando emozioni e lentamente ci accingiamo a raccogliere i frutti nel nostro giardino di libri. Le Parche Edizioni è nata per investire sul capitale creativo e culturale di nuovi autori, che attraverso il nostro contributo professionale, etico e imprenditoriale, auspicano di vedere realizzati i propri sogni. In un anno di attività il nostro percorso ha raggiunto moltissimi autori, ma abbiamo dovuto frazionare questo afflusso selezionando solo quelli più interessanti e in questo articolo vogliamo ripercorrerli tutti, invitandovi a seguirli sul nostro sito:

Le Parche Edizioni

Narrativa e Poesia

  • scrivo-per-te-dora-buonfino-finalenozione-damore-1nuovo-misso-10riflessi-di-noirime-inesplorate-7    arcane-melodie    evanescenze    definitivo fronte

Sul sito trovate anche libri classici e di varia

“Rime Inesplorate” di Norberto Mazzucchelli

Prevista per il 23 gennaio la pubblicazione del libro “Rime Inesplorate” di Norberto Mazzucchelli e, di seguito, l’autore ci presenta la sua opera:

La raccolta è costituita da 47 poesie ed è suddivisa in 8 sezioni. Da un punto di vista formale, appare evidente il frequente ricorso alla rima e alla metrica (settenari, ottonari ed endecasillabi). Nella sezione “Versi per sorridere”sono presenti componimenti improntati alla leggerezza, che toccano i temi più svariati. Con “Del poetare” cerco di scandagliare pensieri, dubbi ed emozioni connessi al “vizio” di comporre versi. Nella terza sezione, affronto alcuni aspetti della mia religiosità, con sguardi rivolti al Creato, al Creatore e a Maria, non tralasciando di rappresentare le mie fragilità di credente (Il martin pescatore). Dopo le “Quartine” si incontra la sezione “In due” dedicata alle mie esperienze in ambito amoroso. Propongo poi 8 sonetti, componimenti tanto cari a Dante e Petrarca  e rivisitati nel 900 da importanti poeti quali Raboni e Zanzotto. Nella sezione “Ai miei genitori” mi misuro col tema dei ricordi, talora con la triste consapevolezza che, questi ultimi, tendono a dissolversi con eccessiva facilità (La macchina del tempo). In “Divagazioni” canto infine la donna, il bisogno di speranza, la nostra colpevole indifferenza (e assuefazione) di fronte ai drammi dei nostri giorni. La silloge si conclude con un omaggio all’uomo medio che nella sua quotidianità costituisce comunque il motore che muove la storia dell’umanità. (Nei tuoi giorni senza nome).

rime-inesplorate-7

Le Parche Edizioni

E’ una storia per me?

Non è detto che qualsiasi idea possa trasformarsi in una storia adatta a voi. Per esempio, c’è chi non riuscirebbe assolutamente a scrivere una storia di magia, perché si rende conto che in fondo alla magia non crede. Può darsi che si diverta a leggere storie dell’occulto, ma non riesce a prendere sul serio la magia o, perlomeno, non con la serietà necessaria per poter scrivere qualcosa di convincente sul tema. Di tanto in tanto, può essere interessante seguire le regole del gioco stabilite da un altro scrittore, ma non è detto che la cosa possa coinvolgere veramente fino in fondo. Se ci pensate, è ciò che accade alla maggior parte delle idee che vengono in mente a noi tutti, non importa quale sia l’origine: semplicemente non hanno una grande importanza per noi. E se non riescono a interessare noi, in primo luogo, come si può pensare che interessino al lettore? Ne risulterebbe una forzatura, un  prodotto meccanico, intellettualistico, poco convincente. Questo è ancor più vero nel caso di argomenti che comunque dovrebbero suscitare il nostro interesse, come per esempio, la crudeltà dei genitori, l’infedeltà del coniuge, un conflitto nucleare, la fame nel mondo o una cura per le malattie più gravi. In definitiva, il vero significato del suggerimento “Scrivi solo di quel che conosci” è questo: scegliete argomenti che vi sembrano davvero importanti e che possano costituire una sfida, almeno sulla carta. Molto spesso l’idea per una storia valida non è basata su qualcosa che già conoscete e di cui avete stabilito la natura; le cose troppo definite richiedono al massimo delle spiegazioni, ma non ispirano una storia coinvolgente. Meglio quindi situazioni, persone e ricordi in grado di stimolarvi, problemi che volete risolvere e capire per voi stessi: insomma, esplorazioni non spiegazioni. Questo sarà allora il primo interrogatorio al quale rispondere: sono di fronte a qualcosa che mi interessa veramente, qualcosa che in parte comprendo, qualcosa che sembra promettere un risultato?

spunti-per-scrivere-1024x762

Cos’è la Poesia?

La poesia è l’arte di usare, per trasmettere un messaggio, integralmente il significato semantico delle parole e il suono e il ritmo che queste imprimono alle frasi; la poesia ha quindi in sé alcune qualità della musica e riesce a trasmettere emozioni e stati d’animo in maniera più evocativa e potente di quanto faccia la prosa. Una poesia non ha un significato necessariamente e realmente compiuto come un brano di prosa, o, meglio, il significato è solo una parte della comunicazione che avviene quando si legge o si ascolta una poesia; l’altra parte non è verbale, ma emotiva. Poiché la lingua nella poesia ha questa doppia funzione di vettore sia di significato sia di suono, di contenuto sia informativo sia emotivo, la sintassi e l’ortografia possono subire variazioni (le cosiddette licenze poetiche) se questo è utile ai fini della comunicazione complessiva.
A questi due aspetti della poesia se ne aggiunge un terzo quando una poesia, invece che letta direttamente, viene ascoltata: con il proprio linguaggio del corpo ed il modo di leggere, il lettore interpreta il testo, aggiungendo una dimensione teatrale. Questo fenomeno, insieme all’affinità con la musica, viene sfruttato per esempio nelle Lieder tedesche, poesie sotto forma di canzone.
Queste strette commistioni fra significato e suono rendono estremamente difficile tradurre una poesia in lingue diverse dall’originale, perché il suono e il ritmo originali vanno irrimediabilmente persi e devono essere sostituiti da un adattamento nella nuova lingua, che in genere è solo un’approssimazione dell’originale.
«Solo la poesia ispira poesia»
La poesia è nata prima della scrittura: le prime forme di poesia erano orali, come l’antichissimo canto a batocco dei contadini e i racconti dei cantastorie. Nei paesi anglosassoni la trasmissione orale della poesia era molto forte, e lo è ancora tutt’oggi.
Nell’età romana la poesia era quantitativa, si basava cioè sull’alternanza tra sillabe lunghe e sillabe brevi: il metro più diffuso era l’esametro. Essa doveva essere letta scandendola rigorosamente a tempo. Dopo l’XI secolo il volgare, da dialetto parlato dai ceti popolari, viene innalzato a dignità di lingua letteraria, accompagnando lo sviluppo di nuove forme di poesia. In Italia la poesia, nel periodo di Dante Alighieri si afferma come mezzo di intrattenimento letterario e assume forma prevalentemente scritta: intorno alla fine del 1200 prese piede anche la poesia burlesca.
Nel XIX secolo, con la nascita del concetto dell’arte per l’arte, la poesia si libera progressivamente dai vecchi moduli e compaiono sempre più frequentemente componimenti in versi sciolti, cioè che non seguono nessuno schema particolare e spesso non hanno nemmeno una rima.
Via via che la poesia si evolve, si libera dai suoi schemi sempre più opprimenti per poi diventare forma pura d’espressione.
Il concetto di poesia oggi è molto diverso da quello dei modelli letterari; molta della poesia italiana contemporanea non rientra nelle forme tradizionali, e il consumo letterario è molto più orientato al romanzo e in generale alla prosa, spostando la poesia verso una posizione secondaria.
Inoltre, con l’avvento di internet, dei blog, la produzione e il consumo della poesia sono aumentati notevolmente. Alcuni esperti ammirano il fatto che ogni anno 5 milioni di poesie vengono pubblicate sulla rete,in migliaia di siti di scrittura online.
Altre forme di componimento poetico oltre ai poemi sono:
La poesia didascalica, che è quella che mira a insegnare poeticamente verità utili all’uomo, comprende questi componimenti:
il poema didascalico
il poema allegorico
l’epistola
la satira
l’epigramma
la favola
epicedio
Ballata
Cinquina
Sestina

La poesia didascalica è un genere letterario che in forma di poema o di più brevi componimenti metrici (capitoli, epistole), si propone di impartire una formazione scientifica, religiosa, morale, dottrinale, etc.
Il più antico esempio è costituito dal breve poema “Le opere e i giorni di Esiodo”, risalente all’VIII secolo a.C. contenente una serie di consigli per le opere agricole delle singole stagioni. Nel poema esiodeo il poeta impartisce agli uomini consigli pratici per l’attività fondamentale in una comunità agricola.
La poesia didascalica è diffusa nella Letteratura greca negli “Antidoti di Nicandro” (II secolo a.C.) e nel secolo precedente nell’opera di Arato di Soli “I fenomeni” ed è stata ripresa dalla Letteratura latina (con il capolavoro “De rerum natura” di Lucrezio). Rientrano nel genere didascalico anche le “Georgiche” di Virgilio, composte intorno al 30 a.C.
La poesia didascalica è presente anche in maniera copiosa nella Letteratura italiana fino da Bonvesin de la Riva, Brunetto Latini e Dante Alighieri.

leggere-3