“Il Chiarificatore” di Giuseppe Misso

Un racconto dal ritmo serrato e coinvolgente, dove tutte le verità scomode sono messe a nudo. Dove il bene e il male “ufficiali” mostrano le loro inquietanti ambiguità…

Giuseppe Misso

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Il libro uscirà entro la metà di ottobre, pubblicato da “Le Parche Edizioni”, e oggi vi facciamo leggere una prima anticipazione:

…a quelle ultime parole sentii un moto di gioia traboccarmi dentro. Si avverava un fantastico e imprevedibile colpo di scena che confermava il mio intuito: qualcosa di grosso stava accadendo nell’ambito di quei cafoni sanguinari. Restai ancora in silenzio a fissarlo. O’ Cassusaro era stato messo alle strette, temeva di essere ucciso… non mentiva. Su quel punto diceva il vero. Ragionandoci su, a me conveniva farlo restare nel Rione Sanità, se non altro per alimentare un certo caos, per buttare ancora di più benzina sul fuoco tra di loro. Da quel momento dovevo stare in campana più di prima. Mi alzai e uscii da dietro la scrivania mentre gli altri erano già scattati in piedi. Quell’incontro si stava concludendo nella maniera che volevo:

“Ebbene, voglio mettervi alla prova. Vi autorizzo a restare nel mio Rione, ma voi mi dovete dimostrare subito la vostra amicizia e sapete bene come e a cosa mi riferisco.”

Rispose come un fulmine:

“Abbiate fiducia, io e il mio amico Ettore Sabatino vi dimostreremo lealtà e amicizia.”

Mi prese la mano e la strinse tra le sue:

“Vi faremo vedere, vi faremo vedere.”

“Accompagnatelo a casa.” Dissi rivolto a Ciro e Sasà.

Andai a sdraiarmi sul divano. Il mio amico Salvatore Montinari rimase in piedi, appoggiato alla parete dello studio con le mani dietro la schiena: alto e magro, viso scarnito, aspetto trasandato e capelli brizzolati, aveva tre anni più di me e mi scrutava negli occhi con espressione spaventata.

“Che c’è?” Gli feci.

Rispose sottovoce dopo una pausa che pareva interminabile:

“Sono stati loro che ci hanno fatto l’agguato alle fontanelle, è vero?”

Restai in silenzio a fissarlo, con un sorriso eloquente sulle labbra…

In effetti, il gruppo di fuoco facente capo a Ettore Sabatino e a Salvatore Torino, o’ Cassusaro, era in precedenza organicamente inserito nell’alleanza di Secondigliano, e precisamente all’interno della famiglia dei “Capitoni”, cioè dei Lo Russo.

L’idillio si era spezzato in seguito ai contrasti legati a spartizioni degli introiti criminali e al diffondersi di voci sul ruolo di confidente della polizia svolto da Salvatore Lo Russo, ma soprattutto perché il figlio di Sabatino, Franco, era stato schiaffeggiato pubblicamente in una sala giochi dal figlio di Peppe Lo Russo…

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