Decadentismo e Gabriele D’Annunzio

Per Decadentismo si indica quel movimento letterario, nato nell’ambiente parigino alla fine dell’Ottocento, con un preciso programma espresso da manifesti e organi di stampa come il periodico “Le Decadent”. Il Decadentismo è caratterizzato da un senso di disfacimento e da un’idea di un prossimo crollo, di un imminente cataclisma epocale. Alla base della visione del mondo decadente vi è un irrazionalismo misticheggiante. Viene radicalmente rifiutata la visione positivistica. Il decadente ritiene che la ragione e la scienza non possono dare la vera conoscenza della realtà, misteriosa ed enigmatica. L’anima decadente è perciò tesa verso il mistero, l’Inconoscibile. Se il mistero della realtà non può esser colto attraverso la ragione, altri sono i mezzi mediante cui il decadente può attingere ad esso. Questi sono tutti gli stati di alterazione mentale come la follia, la nevrosi, il delirio, il sogno, o stati causati dall’uso di droghe e alcol. Inoltre vi sono altre forme che permettono l’esperienza dell’ignoto: l’annullamento nella vita del gran Tutto, il confondersi nella vibrazione stessa della materia (questo atteggiamento è stato definito panismo e ricorrerà particolarmente in D’ANNUNZIO). Tra i momenti privilegiati per i decadenti vi è soprattutto l’arte, suprema illuminazione. Da questo culto religioso dell’arte ha avuto origine il fenomeno dell’estetismo. L’esteta assume come principio regolatore della sua vita non i valori morali ma il bello. L’arte quindi rifiuta ogni rappresentazione della realtà storica e sociale e diviene arte pura, poesia pura. Gabriele D’Annunzio nacque a Pescara nel marzo del 1863 da famiglia benestante. Compì privatamente gli studi elementari, per poi frequentare il prestigioso “Reale Collegio Cicognini” di Prato, a quel periodo risalgono le prime raccolte di poesie. Si trasferì a Roma collaborando con molti giornali e riviste, il suo soggiorno nella capitale italiana fu caratterizzato da una vita raffinata e dispendiosa. Qualche anno dopo si sposò ed ebbe due figli, alcuni anni dopo il matrimonio conobbe Elvira Fraternali Leoni che divenne l’amore della sua vita, chiamata dal poeta Barbara, più avanti si separò dalla moglie e durante tutto l’arco della sua vita ebbe un grandissimo numero di relazioni amorose. Si trasferì poi a Napoli per via di alcune difficoltà economiche e nel 1897 fu eletto deputato dell’estrema destra, per poi 3 anni dopo presentarsi come deputato dell’estrema sinistra, ma senza successo. Nel 1910 D’Annunzio emigrò in Francia per sfuggire ai numerosi creditori e rimase li fino allo scoppio della prima guerra mondiale. A 57 anni si arruolò e prese parte a operazioni aeree e navali, in una di queste imprese, durante un atterraggio di fortuna perse un occhio ed ebbe una lunga convalescenza. D’Annunzio insoddisfatto del’assegnazione della Dalmazia alla Iugoslavia progettò e guidò l’occupazione della città di Fiume, finché il governo non lo costrinse a ritirarsi per non violare i trattati internazionali. Dopo di che si avvicinò al nascente partito fascista, del quale fu un convinto sostenitore. Tuttavia Mussolini timoroso per la sua figura carismatica lo emarginò dalla vita politica, assegnandogli una splendida villa sul lago di Garda dove il poeta visse gli ultimi anni della sua vita. Qui il poeta si dedicò all’allestimento della sua casa-museo che lasciò poi in dono al popolo italiano.

Il piacere 3

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